Il diario segreto di Arafat
Quegli incontri con Rabin
inseguendo la pace

20131015-yasser-arafat-660x439

di Alberto Meda –

L’Espresso ha scoperto i diari segreti di Yasser Arafat, leader dell’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e poi presidente dell’Autorità nazionale palestinese. Nello specifico si tratta degli appunti segreti di 19 anni (dal 1985 al 2004) che il leader scriveva nel suo quartier generale a Ramallah, in Cisgiordania. 

Bill_Clinton,_Yitzhak_Rabin,_Yasser_Arafat_at_the_White_House_1993-09-13_cropped

Yitzhak Rabin, Bill Clinton e Yasser Arafat

Arafat racconta nei suoi scritti racconta di aver fatto negoziazioni di pace segrete con l’allora premier israeliano Yitzhak Rabin. E dell’ex presidente israeliano Shimon Peres scrive: «Una bravissima persona: un bel soprammobile». Arafat dedica molto spazio a raccontare i suoi stretti rapporti con il dittatore cubano Fidel Castro: racconta con affetto e stima i diversi incontri con lui, fino all’ultimo avvenuto all’Avana. I diciannove volumi di cui L’Espresso fornisce gli stralci sono stati affidati a due fiduciari lussemburghesi, che dopo una lunga negoziazione hanno ceduto i documenti a una fondazione francese con la clausola che il contenuto dei diari debba essere usato solo come “documentazione di studio” e non per pubblicare libri o girare film.

index

Iasser Arafat e Giulio Andreotti

Arafat racconta anche la trattativa tra Arafat e l’Italia avvenuta nel 1985, quando Craxi era primo ministro e Giulio Andreotti ministro degli Esteri.

Durante la vicenda del sequestro dell’Achille Lauro, la nave da crociera dirottata da quattro terroristi palestinesi. Il leader delll’Olp rivela che fu Giulio Andreotti (e non Bettino Craxi, come si era sempre creduto) a consentire al terrorista Abu Abbas di scappare in Bulgaria e di lì rifugiarsi in Tunisia.

Nei diari si racconta anche di un incontro segreto con Berlusconi nel 1998, in una capitale europea, e di 10 miliardi di lire (versati al Partito Socialista Italiano) ma fatti passare come sostegno alla causa palestinese. Ad Arafat poi, per aver avvalorato questa tesi,  sarebbe andato un bonifico. Insomma un Arafat corrotto.

Condividi