Il doppio antisemitismo
“ Ecco perché gli ebrei tedeschi
non possono vivere in Germania”

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Olivier Guez

di Stefano Montefiori –

Prima di scrivere la sceneggiatura del film sulla caccia ad Adolf Eichmann «Lo Stato contro Fritz Bauer» e prima di vincere il prix Renaudot con «La scomparsa di Josef Mengele» (edito in Italia da Neri Pozza), lo scrittore ebreo francese Olivier Guez ha vissuto a Berlino e ha scritto «L’impossibile ritorno – Una storia degli ebrei in Germania dal 1945».

Stefano Montefiori

Stefano Montefiori

Perché è «impossibile» il ritorno degli ebrei in Germania?

«Perché nonostante in Germania vivano oggi centinaia di migliaia di ebrei, è impossibile il ritorno all’epoca pre-anni Trenta, un universo molto particolare, totalmente e irrimediabilmente distrutto. Tranne eccezioni, pochi ebrei tedeschi vivono in Germania. In maggioranza provengono dalla Russia, o dalla Polonia».

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La situazione è cambiata dal soggiorno berlinese e dal libro, uscito nel 2007, a oggi?

«Molto. Allora la vita quotidiana degli ebrei era più facile in Germania che in Francia, oggi non credo sia ancora così. Il clima è mutato, c’è un risorgere dell’estrema destra e delle violenze. All’epoca i neonazisti erano pochi e ridotti a gruppuscoli, oggi stanno prendendo una dimensione più importante».

Per quale motivo?

«Ci sono ovviamente tanti fattori, ma una ragione è stata anche l’apertura di Merkel ai rifugiati, quattro anni fa, che ha risvegliato un’estrema destra in lotta contro l’Islam e allo stesso tempo da sempre antisemita».

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Manifestazione neo nazista a Dresda

I due antisemitismi si sommano?

«È così. C’è quello tradizionale dell’estrema destra tedesca, resa più potente e attiva per reazione all’afflusso di molti rifugiati dal mondo arabo-musulmano, che sono a loro volta antisemiti. La vita quotidiana degli ebrei, in Germania come altrove, è danneggiata anche dall’antisemitismo islamista, pur estraneo all’attentato di Halle».

Rispetto ad altri Paesi europei, nel Dopoguerra e soprattutto negli ultimi decenni la Germania ha compiuto un enorme lavoro di memoria, con risultati che sembravano buoni. Ora però è toccata dallo stesso suprematismo bianco all’opera in tutto l’Occidente, dalla Norvegia alla Nuova Zelanda. Significa che non esiste più un’eccezione tedesca?

«Riguardo agli ebrei la Germania non potrà mai più essere un Paese come gli altri. Ma è vero che è entrata nella stessa logica che coinvolge tutto l’Occidente, con gli estremisti che passano all’azione e amplificano le loro gesta grazie ai social media. In questo senso purtroppo c’è una normalizzazione della Germania, ormai simile agli altri Paesi».

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Angela Merkel

Come giudica la reazione immediata e solenne di Merkel?

«Mostra che l’antisemitismo è ancora un tema iper-sensibile per la Germania, ma più globalmente l’Occidente è entrato in una nuova fase: il ricordo della Seconda guerra mondiale sta scomparendo, è una realtà sempre più lontana, della quale vengono a mancare i testimoni diretti. La Seconda guerra mondiale e la Shoah stanno perdendo il carattere di ferite vissute, per diventare come le guerre napoleoniche, fatti storici remoti, peraltro nel caso della Shoah pure negati».

Prima di sparare l’attentatore di Halle ha registrato un video nel quale ripete la solfa negazionista.

«Al neonazismo tradizionale, un tempo marginale, si sommano i nuovi deliri contemporanei e globali».

 

(Corriere della Sera)

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