Il Fattore F

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 di Gerardo Verolino –

A scorrere le biografie che i giornali stanno dando di Marcello Foa, presidente designato (dal governo) della Rai si scopre che è niente altro che un sovranista o un complottista. È questo è niente. Gliene stanno dicendo di tutti i colori manco fosse il baubau delle fiabe. C’è una sollevazione delle élite contro di lui per aver accettato l’incarico dai “puzzoni”.  Eppure il percorso formativo politico-culturale di Foa è lineare.

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Gerardo Verolino

Non è un giornalista improvvisato o peggio un uomo noto per brigare col potere. Il suo, silenzioso, cursus honorum è tutto all’interno del giornalismo.

Arrivato nel 1989 al “Giornale” ancora a guida montanelliana, vi è rimasto fino al 2011-e quindi per un lungo periodo passando da caporedattore degli Esteri a inviato speciale-fino all’esperienza col “Corriere del Ticino” il più importante giornale svizzero di cui è il direttore del gruppo editoriale.

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A via Gaetano Negri conosce il grande Vittorio Dan Segre, il giornalista israeliano che aveva seguito Montanelli nella fondazione del “Giornale nuovo” lasciando il “Corriere” nel 1974 e che era stato assistente personale di Ben Gurion e di Golda Meir. Lui, giovane caporedattore agli Esteri, deve “valutare” gli articoli che manda il grande Dan, penna raffinata e diplomatico di valore, che era stato anche compagno d’armi di Ytzhak Rabin.

“Questa situazione per me lusinghiera e paradossale-ha detto Foa-carica di responsabilità, agitò a lungo le mie notti”. Finché proprio Dan che lo prende in simpatia gli rende tutto più facile. Nonostante il passaggio nel Cantone, Foa ha mantenuto il suo seguito blog al “Giornale” garantendo una continuità ideale col vecchio quotidiano. Farlo passare per incallito sovranista (un movimento affermatosi da poco in Italia) o un sicuro complottista, o per un agente della Cia, o per un putiniano (arieccoli ‘sto russi), per qualche tweet oltre le righe è troppo poco.

Foa e la Russia

Tre quattro frasi “scorrette” o i ritweeteer delle frasi improbabili di Francesca Totolo, la cosiddetta regina delle “fake news”, o la “bufala” di quando annuncia che 150 mila riservisti americani sono pronti a cominciare una fantomatica guerra, oppure quando afferma di essere “disgustato” per le affermazioni di Mattarella, o  paragonare le Ong ad una fabbrica dell’immigrazione, o dirsi contrario alla teoria del gender, e, infine, paragonare la faccia di Lilli Gruber, che difende gli immigrati, a quella di un gommone (questo solo nell’ultimo anno) sono parva materia rispetto a trent’anni di onorata, e morigerata, carriera nel mondo giornalistico.

Quel che è certo è che la sua ispirazione è di marca liberale. Come certa è la sua appartenenza all’ebraismo anche senza ostentarlo come un ciarliero Ovadia o senza prendere posizioni provocatorie. Chiede, come tanti italiani, controlli stringenti alle frontiere. Questo non è sovranismo, ma buonsenso. Piuttosto è lui stesso a definirsi un ammiratore degli Stati Uniti d’America, la culla del Liberalismo.

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E racconta con soddisfazione di quando viene invitato alla Casa Bianca da George Bush Jr, unico giornalista italiano insieme ad altri sette colleghi stranieri. Leggendo le osservazioni che ha scritto, nel corso degli anni, si scopre così  che è un moderato anche nei toni. Non può essere certo definito un giornalista che veste la mimetica pronto a difendere a tutti i costi le sue tesi col coltello tra i denti. Non appartiene alla categoria dei militanti. È uomo di sfumature più che di contorni definiti. Ama il dialogo e non la sopraffazione. È lontano mille miglia dall’immagine di pasdaran del sovranismo da cui emerge dai ritratti che gli stanno appiccicando indosso.

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E fa specie leggere la frase, scomposta, su Tweetter della professoressa Daniela Coli ricercatrice di filosofia politica a Firenze che lo definisce un ebreo al servizio dei fascisti quando ricorda che “ci sono sempre stati ebrei alleati del fascismo, anzi fascistissimi, onorati e remunerati” e aggiungendo che “Foa non è una novità. Ma si ricorda come finirono gli Ovazza? (Il riferimento è al banchiere Ettore Ovazza fondatore de La Nuova Bandiera, punto di riferimento degli ebrei-fascisti, trucidato barbaramente dai nazisti) bruciati in una stufa”.

Ettore Ovazza

Ettore Ovazza

Insomma per la signora Coli, il governo, starebbe usando Foa per “sovranizzare”, che è il corrispettivo odierno di fascistizzare, quanti più ebrei possibili. Un vero insulto. Un’infamia tirare in ballo un ebreo per piccole speculazioni politiche. Quando l’odio ideologico acceca la ragione.

 

 

 

 

 

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