Il femminismo mascherato
Stendiamo un velo

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di Karima Moual  

Marine Le Pen qualche giorno fa si è rifiutata di indossare il velo per incontrare il Gran Mufti di Beirut Abdellatif Deriane: E l’incontro è saltato. Poco più di un mese fa una delegazione tutta femminile svedese è andata in Iran per firmare alcuni contratti. Tutte rigorosamente col velo. E allora da che parte sta la verità? Proponiamo sulla materia il parere di Karima Moual, opinionista nat a Casablanca e cresciuta in Italia.

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Karima Moual

“Ottimo ho detto fra me” quando ho letto che una delegazione tutta al femminile e “femminista” era andata in visita in Iran a firmar contratti. Poi quando ho visto le foto delle ministre tutte in fila incappottate e con il velo in testa, sono rimasta contrariata. Pessimo segnale, mi tocca evidenziare. E allora mi chiedo: perché perdiamo inchiostro e fiato nella difesa delle “libertà di scelta” di veli e burkini – anche quando sono velatamente un’imposizione psicologica ed ideologica – se poi nel vero campo di battaglia siamo disposte a venderci dietro un pessimo fazzoletto in testa?

Marine Le Pen rifiuta di indossare il velo salta l'incontro con il Muftì

Marine Le Pen rifiuta di indossare il velo

Qui non si tratta di un luogo di culto, come una moschea dove è d’obbligo coprirsi il capo. Siamo in un paese e le ospiti non sono né musulmane né iraniane. Sono donne che hanno una loro storia alle spalle di cui certamente dovrebbero essere orgogliose. Come è possibile cancellarla in questo modo, sottomettendosi ad un’interpretazione radicale che vuole “la copertura del capo” delle donne, come obbligo religioso, quando loro stesse non fanno parte di quel credo? Dove sono finite le lotte per le libertà di scelta e il rispetto per l’altro, il diverso?

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Se cinque donne, e non cinque turiste, ma ministre, non sono riuscite a imporre la loro volontà su un obbligo misogino e irrispettoso – come quello di obbligare le donne e di qualsiasi fede o nazionalità a mascherarsi ipocritamente per una visita – come possiamo pretendere, noi, di essere credibili nella esposizione delle nostre idee e lotte per l’emancipazione femminile e il rispetto dell’altro?

(Formiche)

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