Il ghetto dei bambini
L’incredibile storia di Terezin

Terezìn a forma di stella di Davide

Terezìn a forma di stella di Davide

di Gerardo Verolino

La storia della Shoah è costellata non solo da episodi aberranti. Ma anche da alcuni che potremmo definire sconcertanti od abietti. Uno di questi, tra i meno conosciuti, riguarda ciò che  si verificò nel campo di concentramento di Terezìn, una città fortezza a sessanta chilometri di distanza da Praga nella Repubblica ceca, quando i nazisti vi allestiranno una finta messa in scena con lo scopo di ingannare subdolamente le opinioni pubbliche mondiali circa le  condizioni di vita dei deportati ebrei nel campo e che  ben presto, essendo riusciti nell’intento, vi realizzeranno anche un inquietante  documentario  che ci pone interrogativi, ancora oggi in epoca di fake news, su quanto sia credibile ciò che vediamo e sulla pericolosa forza persuasiva della propaganda.

Gerardo Verdolino

Gerardo Verolino

Ma andiamo con ordine. Nel ghetto di Terezìn, dal 1940 all’8 Maggio 1945, anno in cui viene liberato dai russi, transiteranno oltre 155.000 ebrei, dei quali 35.000 circa saranno quelli che  periranno durante il periodo di detenzione,  mentre la quasi totalità dei restanti 88.000 morirà nei campi di concentramento di Treblinka e Auschwitz verso cui verranno regolarmente trasferiti.

La caratteristica del ghetto-la cui fortezza, paradossalmente ha la  forma della stella di Davide, è  quella che tra i povericristi che verranno  ammassati in quegli angusti spazi figureranno alcuni  tra i migliori artisti, scrittori, giuristi ma soprattutto musicisti dell’epoca: Hans Krasa, Gideon Klein, Rafael Schachter, Alice Herz-Sommer, Victor Ullmann, Martin Roman e Pavel Lipensky oltre ad un numero decisamente esorbitante di bambini, circa 15.000. Difatti Terezìn verrà definito anche il “ghetto dei bambini”.

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I bambini di Tarazin

A molti di loro toccherà lo spaventoso compito di dover leggere il nome del proprio genitore morto su scatole che ne conterranno i poveri resti cremati. Ad altri verrà dato l’incarico di “messaggeri della morte” quando consegneranno le lettere agli abitanti del ghetto da deportare verso Est.

Eppure  a fronte di condizioni di vita disumane causate dai soprusi, dalle torture, dal freddo, e dalle malattie-alla fine della guerra il tifo ensematico falcidierà centinaia di internati-grazie alla presenza di 60.000 volumi e di alcuni strumenti musicali (Terezìn è la città della “Zalud” una fabbrica di strumenti musicali) si riuscirà a creare un abborracciato clima culturale, attraverso conferenze, spettacoli teatrali e concerti mentre per le migliaia di ragazzi si creeranno occasioni di attività formative  con l’ausilio di  scuole autogestite, spettacoli teatrali (il “Brundibar” di Hans Krasa) riviste illustrate (il “Vedem” diretta da Petr Ginz)  o sperimentazioni artistiche grazie all’opera di un’insegnante d’arte, Friedl Dicker-Brandeis, che stimolerà i ragazzi al disegno; gli oltre quattromila disegni  salvati si possono ammirare oggi al Museo ebraico di Praga.

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Questo strano permissivismo fa parte di un piano prestabilito. Bisogna ingannare i prigionieri e gli osservatori internazionali che Terezìn sia un luogo vitale e che agli ospiti è garantita una vita dignitosa, Inoltre i comandi militari tedeschi lasciano fare dal momento che  essi stessi assistono alle opere e agli spettacoli di alcuni tra i compositori più conosciuti al mondo, e anche per il gusto sadico di giocare al “gatto col topo” con i propri prigionieri, soprattutto i bambini, illudendoli che per loro ci sarà un domani.

Rafael Schachter, direttore d'orchestra

Rafael Schachter

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L’opera musicale più rappresentata  nel ghetto sarà la Messa di Requiem di Verdi che il direttore d’orchestra Rafael Schachter, con strumenti raccogliticci, si ostina ad eseguire ritenendola un inno alla ribellione contro i propri oppressori,  in particolar modo  nel passaggio del Dies irae, in quanto l’ira di Dio si sarebbe scagliata contro di loro. Mentre gli aguzzini vedranno, al contrario, nell’esecuzione di quell’opera l’eterno riposo a cui sarebbero andanti incontro i loro prigionieri ebrei. Intanto la Croce rossa e i rappresentati del governo danese premono per visitare il ghetto di Terezìn dove sono ospitati anche cinquecento cittadini danesi.

il Comando militare e Adolf Eichmann capiscono che è il momento di allestire una finta messa in scena della vita quotidiana nel ghetto smaccatamente falsificata mostrando una realtà inesistente ad uso e consumo delle fake news d’epoca.

Un ciak del documentario

Un ciak del documentario

E così dopo essersi liberato  di 7500 occupanti ritenuti  impresentabili perché troppo denutriti e con evidenti segni di maltrattamenti che verranno spediti verso il tragico destino che li attenderà ad Auschwitz, viene  allestita un falsa scenografia, creata per l’occasione  con finti negozi, un caffè, un parco giochi per bambini, un auditorium, vengono perfino innestati alberi e fiori, dove le persone devono recitare se stessi nell’atto di condurre una vita agiata, tra recite teatrali, concerti e giochi all’aperto per mostrare una realtà posticcia fatta di vita decorosa e sorrisi a profusione. Il delegato della Croce rossa che visiterà per otto ore il campo, fotografando e annotando ogni cosa dirà di aver trovato un luogo accogliente e di aver visto “una normale città di provincia”. La recita è riuscita. I funzionari abboccano.

Kurt Gerron, il regista del documentario. Morirà ad Auschwitz

Kurt Gerron

Adesso è il momento di filmare tutto e far sapere al mondo come si vive bene nei campi di concentramento nazista. Guarda caso a Terezìn c’è anche un attore regista che ha recitato nell’Angelo azzurro insieme a  Marlene Dietrich. Si chiama Kurt Gerron. Se filmerà tutto avrà salva la vita. Il film di propaganda si farà e  si chiamerà “Il Fuhrer regala una città agli ebrei”. Verrà proiettato anche nei cinema tedeschi. Ma, dopo poco, il regista e l’intero cast verranno deportati ad Auschwitz dove termineranno lì i giorni della propria vita.

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