Il giorno della prima infamia
La scuola fascista
la “questione ebraica”

razzismo in cattedra 22

Sono passati ottantuno anni da quando in Italia furono promulgate le leggi razziali. Una serie di regi decreti legge che, tra l’estate e l’autunno del 1938 a cominciare dal 5 settembre, furono firmati da Benito Mussolini in qualità di capo del governo e poi promulgati dal re Vittorio Emanuele III, tutti tendenti a legittimare una visione razzista della cosiddetta “questione ebraica

Il primo di quelli che sono stati definiti i “decreti della vergogna” risale al 5 settembre 1938 e fissava “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista” mentre è di due giorni dopo, il 7 settembre, il testo che fissava “Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri”. Il mese successivo, il Gran consiglio del fascismo emette una “dichiarazione sulla razza”: è il 6 ottobre e viene successivamente adottata dallo Stato sempre con un regio decreto legge che porta la data del 17 novembre 1938.

5 sett 1938

Per la legislazione fascista era ebreo chi era nato da: genitori entrambi ebrei, da un ebreo e da una straniera, da una madre ebrea in condizioni di paternità ignota oppure chi, pur avendo un genitore ariano, professasse la religione ebraica. Nel 1939 fu introdotta con un’integrazione al Regio decreto del novembre 1938 la figura del cosiddetto ‘ebreo arianizzato’ verso il quale le leggi razziali furono applicate con alcune deroghe e limitazioni.

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