Il Giorno dell’Indipendenza

Canzone ebraica per il Giorno dell’Indipendenza
Ovvero: Entro la fine dell’estate siederemo nuovamente tra gli amici

 Il Giorno dell’Indipendenza si stava avvicinando e noi eravamo chiusi nelle case, zumandoci l’un l’altro su Zoom. Ho partecipato a più eventi e cerimonie che in un intero anno normale, perché sulla piattaforma si può saltare velocemente da un evento all’altro. Ad ogni cerimonia ho cercato di non tenere un vero e proprio discorso, ma di dare più una breve lettura sul significato storico e spirituale della nostra festa dell’indipendenza (insomma, li ho assillati).

Tuttavia, volevamo fare qualcosa di più. I ragazzi in Ambasciata mi hanno esortato a suonare il pianoforte e a cantare una canzone ebraica in onore della festa nazionale. Un po’ di sollievo, dopo i difficili mesi trascorsi in Italia. Quanto avremmo voluto aiutare questo meraviglioso paese, e non sempre ci siamo riusciti. Anche questo fa parte della nuova diplomazia, la diplomazia pubblica, che promuove l’immagine del Paese non con strumenti tradizionali, ma attraverso i social network, iniziative culturali e molti altri mezzi. Come, per esempio, una canzone Ma chi ha mai sentito parlare di un ambasciatore che canta?

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 Ero in dubbio se cantare o no. Dopotutto, ho abbandonato da tempo il mio lavoro di musicista. Ricordo che all’Università non sempre amavano che io cantassi. Era visto come poco serio nella comunità della ricerca, in cui pensavo che mi sarei mosso. Di solito, la gente ha difficoltà a metabolizzare una persona con diversi “cappelli”. Mi sono chiesto come sarebbe stata presa? Ho discusso e mi sono consultato, e, alla fine, ho deciso di tuffarmi. Posso sempre dire di non essere un ambasciatore di professione …

Così, ho pensato alla canzone “Ad sof hakaitz”. Vi è nostalgia di casa (quanto mi manca …), e una richiesta o una promessa che “A fine estate fra gli amici nuovamente siederò”. È ciò che tutti noi desideriamo così tanto, e speriamo davvero di “Conoscere la risposta entro la fine dell’estate”. È anche una canzone d’amore, e il romanticismo è più contagioso di un virus. Davvero l’amore ai tempi del Coronavirus …

 Ho posto la sfida al nostro Dario, perché traducesse i versi della canzone in italiano mantenendo la metrica dell’originale ebraico. E ci è riuscito (ascoltate voi stessi). Sin dall’inizio si è ovviamente posta la questione se preferire l’aderenza al significato del testo originale o l’armonia della metrica pur distaccandosi un po’ dalla traduzione letterale. Credo che il risultato finale sia un giusto equilibrio fra le due cose.

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La canzone fu stata eseguita per la prima volta nel 1972 nel film israeliano “Due battiti del cuore”. Il testo è del grande paroliere israeliano Ehud Manor, e la musica di Misha Segal, che aveva anche composto l’intera colonna sonora del film.

Circa 20 anni fa ebbi l’onore di lavorare con il compianto Ehud Manor, su dei versi di Heinrich Heine e su due poesie di Avraham Shlonsky, che ho musicato per due spettacoli di Manor. Ho telefonato a Ofra Fuchs, anche lei cantante e moglie di Ehud Manor, e le ho raccontato della mia intenzione e della traduzione in italiano. Ne è stata molto contenta (direi persino commossa). Mi ha anche detto che, delle 1500 canzoni scritte da Ehud, lui amava più di tutti proprio i due versi di questa canzone: “Ed eccoci noi due, intrecci d’ombre e mani / Cos’altro chiedere potrei, in mezzo ad una via?”.

In effetti, questi due versi sono davvero meravigliosi, ancor di più nella loro pregnanza dell’originale ebraico. Anche se l’uomo non riesce a incontrare gli occhi della donna che ama (la insegue, ma non riesce a raggiungerla), almeno l’ombra di lei s’incontra con quella sua, e così camminano lungo la via, tenendosi per mano, almeno nelle loro ombre, “intrecci d’ombre e mani”. Due sagome si incontrano e creano una storia d’amore alternativa alla comune storia d’amore tra un uomo e una donna reali, sollevando interrogativi sulla natura di una “giusta” relazione tra le persone. Mi viene in mente il mito della caverna di Platone. L’epitome dell’amore. Ma sto ricominciando ad assillarvi …

Misha Segal, grazie all’aiuto di Ofra Fuchs, l’ho raggiunto telefonicamente a Los Angeles, dove compie meraviglie nel mondo della musica, e da quella “Fine dell’estate” ha composto musica per molti film. Anche lui è stato felice dell’iniziativa e mi ha persino inviato la partitura adattata alla tonalità in cui canto io.

An Israeli flag is seen flying at sunset in the Israeli coastal city of Netanya on April 29, 2020, the anniversary of Israel's 72nd Independence Day corresponding to 5 Iyar according to the Jewish calendar. - As Israel celebrates its 72nd anniversary of the declaration of independence in 1948, the annual aviation performance over Israeli beaches has been cancelled and made into a solidarity flyover Israeli hospitals, during a national closure due to the novel coronavirus pandemic. (Photo by JACK GUEZ / AFP)

 Danny Meged, mio compagno di molti spettacoli e notti con le occhiaie in studio, ha suonato chitarra e basso. Ho trovato a Roma uno studio (MobStudios), che ha aperto appositamente le sue porte, con un tecnico, Gianni Carrozzo, anch’egli a sua volta un musicista. Abbiamo aggiunto altri strumenti, e per un momento sono ritornato indietro al mio vecchio amore. Il videoclip è stato montato con talento dal mio amico Reem Simchoni. Sia Danny che Reem vivono e lavorano a Petah Tikva, la mia città natale.

Ariel Bercovich dell’Ambasciata ha letteralmente lavorato giorno e notte, per produrre l’intera impresa. Oltre ad essere un diplomatico, Ariel studiato e si è occupato di cinema in precedenza.

Dunque, che cosa avevamo? Una canzone ebraica sull’amore, la nostalgia di casa e il desiderio di tornare a sedersi finalmente tra amici, un poeta a Tel Aviv, un compositore a Los Angeles, un musicista ed editor a Petah Tikva, e un ambasciatore a Roma. E il 72° Giorno dell’Indipendenza del nostro amato Paese. Collegate voi stessi i simboli. Spero che la canzone vi piaccia.

Felice Giorno dell’Indipendenza! Non disperiamo, a fine estate siederemo di nuovo tra gli amici.

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