Il gol della Pace

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Netanyahu, Messi, Pique e Xavi

di Gianpaolo Santoro –

Col Giro non ci sono riusciti. Il partito dell’odio, della menzogna e dell’insulsa propaganda, ha dovuto ingoiare una pagina straordinaria di civiltà e di democrazia, lo sport ha saputo pedalare con fierezza e leggerezza su strade grondanti di storia e di dolore in nome di un valore che va oltre le razze, le religioni e le barriere. Shalom, non a caso è stato consacrato il Giro della Pace, una straordinaria manifestazione nel nome di Bartali e della Pace.

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Ma quello che è riuscito con le biciclette, non è riuscito però col calcio, non sempre la ragionevolezza e la democrazia riescono a trionfare contro l’odio e la stupidità umana. Contro le rappresentazioni mediatiche e la manipolazione della verità. Israele-Argentina è stata annullata, doveva essere un’altra festa di  Gerusalemme Capitale, dietro ad un pallone dovevano rotolare speranze di civile convivenza e di un futuro migliore.

Ma non è stato possibile, questa volta no. Non è bastata la telefonata di Netanyahu al presidente Mauricio Macri, considerato vicino a Israele. Da Buenos Aires  l’Afa (Asociación del Fútbol Argentino) si è preoccupata di far sapere che la decisione non è politica: Messi ha ricevuto “minacce di morte”, Gonzalo Higuaín e altri giocatori temevano per la sicurezza, convinti (senza motivo) di ritrovarsi in una “situazione di guerra”.

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E pensare che quaranta anni fa, in un regime, quello si, di guerra vera, gli argentini vinsero uno dei loro due mondiali, quello Buenos Aires, quello dei desaparecidos e delle madri di Plaza da mayo, quello della Escuela de Mecanica de la Armada, uno dei più famigerati luoghi di detenzione e tortura a pochi metri dallo Stadio Monumental di Buenos Aires, in quel campionato del 1978, in quel mondiale dell’ipocrisia, dove tutti chiudevano gli occhi per non raccontare, dove il pallone doveva anestetizzare il dramma di un Paese e di uno spietato regime.

Ora hanno alzato le mani in segno di resa : hanno vinto le immagini disgustose della magliette albiceleste macchiate di sangue, hanno avuto la meglio le bestemmie di Jibril Rajoub, il presidente della federazione calcio palestinese, l’associazione di un pallone bucato e bacato, che ha minacciato di convincere i Paesi arabi a votare contro la candidatura argentina a ospitare i Mondiali nel 2030, se Messi e compagni avessero accettato di giocare su terre che definisce “occupate”, e che importanza ha se lo stadio sorge nella parte occidentale di Gerusalemme e non nelle zone arabe, il festival delle menzogne, delle impudenze e dei ricatti davvero non conosce vergogna.

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Nel mirino soprattutto Messi, e non solo perché è la pulce più importante dei rettangoli verdi, il simbolo del calcio, il calciatore più famoso al mondo, ma anche perché è stato il grande protagonista del tour della pace col Barcellona: indelebili restano quelle immagini che lo ritraggono con la kippah, emozionato al muro del pianto e alle pietre più sacre dell’ebraismo, raggiante  fra i giovani calciatori in Cisgiordania, sereno e sorridente accanto a Bibi con la maglia azzurra israeliana, cosciente e consapevole come non mai di essere nella terra giusta per la ricerca della Pace. Il vero gol della Pace.

 

 

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Gianpaolo Santoro

Gianpaolo Santoro

Giornalista