Il grande bluff di Meklat
La voce libera delle banlieu
è un antisemita pro terrorismo

Mehdi Meklat et Badroudine Said Abdallah

di Stefano Montefiori –

Il 24enne giornalista e scrittore Mehdi Meklat, sempre in coppia con il partner di lavoro Badroudine Saïd Abdallah, in Francia è ovunque. Lo si trova in copertina del magazine di Le Monde , sulla prima pagina de Les Inrockuptibles assieme a Christiane Taubira icona dell’antirazzismo, sulla radio del servizio pubblico France Inter dove ha tenuto per anni una rubrica fissa, nello studio dell’importante trasmissione letteraria La Grande Librairie , alla prestigiosa casa editrice Seuil con il suo secondo romanzo Minute e anche — dopo l’infanzia nei casermoni popolari di Saint-Ouen — alla Fondazione Cartier per l’arte contemporanea, dove ha curato una serie di video. A lungo giornalista del Bondy Blog (il sito nato dopo le rivolte del 2005), il franco-algerino Mehdi Meklat è diventato il beniamino della Parigi che vuole capire la banlieue perché, spiega Le Monde , lui «rilancia la voce dei dimenticati, dei discriminati, dei senza parole».

Stefano Montefiori x

Stefano Montefiori

Solo che alcuni utenti di Twitter, tra i quali il celebre disegnatore Joann Sfar, hanno scoperto che Mehdi Meklat in passato ha scritto centinaia di messaggi antisemiti, omofobi, misogini, di apologia del terrorismo e in particolare di Mohamed Merah, che nel 2012 fece sette vittime tra le quali tre bambini ebrei a Tolosa.

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Mehdi Meklat, con il partner di lavoro Badroudine Saïd Abdallah

Joann Sfar

Joann Sfar,

Meklat ha poi insultato e minacciato molte persone, dal filosofo Alain Finkielkraut a Brigitte Bardot, da Marine Le Pen alla moglie dell’ex premier Manuel Valls. Ieri mattina Meklat ha chiesto scusa parlando di «esplorazione della nozione di eccesso e provocazione», di «messaggi obsoleti» scritti con lo pseudonimo Marcelin Deschamps prima di tornare al suo vero nome, e li ha cancellati tutti o quasi.

Il suo account — seguito tuttora anche dal presidente François Hollande — è passato in una notte da 53 mila 200 a 500 tweet, ma ormai le schermate sono salvate. Ecco alcuni esempi (altri sono ancora meno pubblicabili): «Fate entrare Hitler per uccidere gli ebrei» (nel 2012, durante i César, gli Oscar francesi); «Hey Marine, vieni nella mia cantina. Ti sgozzo secondo il rito musulmano» (2012); «Mi manchi, John Galliano. Torna, amico» (2012); «Bin Laden mi manca» (2013); «Charlie Hebdo, vi auguro la morte» (novembre 2014, due mesi prima del massacro). Il riferimento a John Galliano è interessante. Nel 2011 lo stilista britannico per alcune frasi antisemite venne arrestato e licenziato dalla maison Dior.

, François Busnel

François Busnel

Come è possibile che i deliri di Mehdi Meklat invece siano passati talmente inosservati da permettergli di diventare, come si dice, la voce di una generazione? «L’aspetto più grave è la responsabilità dei media che lo hanno assunto, sostenuto, promosso, incensato — sostiene il politologo Laurent Bouvet —. O non sapevano chi fosse, e allora la loro credibilità è messa in dubbio, oppure lo sapevano ma hanno fatto finta di niente».

Il sospetto è che, per ideologia o cecità, giornalisti e politici come Taubira abbiano propagandato un’idea edulcorata di certi protagonisti delle banlieue. L’unico a reagire ieri è stato l’animatore de La Grande Librairie , François Busnel: «Ho scoperto i tweet solo venerdì, dopo avere avuto Meklat ospite in trasmissione. Altrimenti non lo avrei mai invitato». Il resto della Parigi intellettuale per ora preferisce tacere.

(Corriere della Sera)

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