Con il software della Piperno
il Talmud sarà tradotto in italiano

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Clelia Piperno al Consiglio Nazionale delle Ricerche dirige un’impresa monumentale: la traduzione in italiano del Talmud

 di Candida Morvillo –

«Nulla ti illumina se non quello che hai già dentro». Lo dice Clelia Piperno, raccontando il suo incontro con il Talmud Babilonese. Quelle 5.400 pagine dall’aramaico antico mai integralmente tradotte in italiano sono diventate la sua missione, quando ci si è imbattuta nel mezzo «della lunga convalescenza di una malattia impegnativa». Ricorda: «Non avevo forze, non potevo ricevere né parlare. Ho scoperto il silenzio e che ci sono silenzi che parlano». Nel silenzio, leggeva.

Candida Morvillo 2

Candida Morvillo

E, dopo aver finito la trilogia di Stieg Larsson, «da costituzionalista ferma per malattia», attraverso alcuni frammenti trovati sul web, si è innamorata di quel testo della cultura ebraica custode di una saggezza vecchia migliaia di anni. Ora, al Consiglio Nazionale delle Ricerche, dirige un’impresa monumentale: la traduzione in italiano del Talmud, che avrà forse trenta volumi (editi da Giuntina) e che richiederà altri dieci o dodici anni di lavoro, con 90 fra traduttori e revisori sparsi in tutto il mondo e collegati a una piattaforma tecnologica.

Quel software creato dall’Istituto di Linguistica Computazionale del Cnr l’ha immaginato per prima lei stessa, che ha tutt’altra formazione ed era solo appassionata di intelligenza artificiale. Spiega: «L’aramaico è fatto di poche parole, un verbo può significare anche 120 cose diverse. Il software ci suggerisce come è stata tradotta una sequenza di parole in quel contesto da noi o da altri, consentendo un’omogeneità di traduzione altrimenti irrealizzabile».

Il Presidente Sergio Mattarella insieme a Riccardo Di Segni, e Clelia Piperno alla cerimonia di presentazione del Progetto di Traduzione del Talmud Babilonese

Sergio Mattarella, Riccardo Di Segni e Clelia Piperno quando venne presentato il Progetto di Traduzione del Talmud Babilonese

Il software consente anche di riunire traduttori sparsi sui cinque continenti, «le cui competenze erano difficili da trovare nella sola comunità ebraica italiana, dispersa dalle leggi razziali e dalla Shoah».

La sua è una sfida unica anche perché, nell’ebraismo di filosofia Chabad più tradizionalista, lo studio avanzato del Talmud è riservato agli uomini, come lei ben sapeva, essendo ortodossa e non solo per aver visto da ragazza Yentl, il film del 1983 in cui Barbra Streisand, per studiare quel testo, si traveste da maschio. Racconta Piperno: «Non era scontato che mi ascoltassero né che mi dessero credito. Il rabbino capo di Roma l’ha fatto, ma disse: ci crederò quando ti avranno dato i soldi.

Era il 2010, a oggi, ho ottenuto dal Miur 11 milioni di euro, sufficienti a coprire il progetto fino al 2021. Ci sono voluti tre anni solo per mettere a punto il software “Traduco”». Con lei, lavorano dodici ragazzi fra i 28 e i 32 anni, «un’enclave di parità: metà uomini metà donne, tutti scelti valutando i percorsi oltre che i titoli». Finora, sono stati tradotti nove volumi, il progetto è stato presentato all’Assemblea generale dell’Onu, al Congresso degli Stati Uniti d’America, al presidente Sergio Mattarella.

100010284-eaff26f1-4186-4f68-b945-4185e60bcaedIeri è stato presentato a Milano al Museo della Scienza e della Tecnica nell’incontro «Il Progetto Talmud, la Tecnologia per una nuova Idea di Cittadinanza Globale». Perché, spiega Piperno, «il Talmud è un progetto di inclusione: farlo diventare patrimonio di tutti aiuta a essere più incisivi nella battaglia contro razzismi di ogni tipo, antisemitismo e negazionismo».

Da direttore del Progetto, Piperno si è fatta l’idea che il Talmud è «amore per lo studio, è uno stimolo al pensiero laterale. Leggere un testo in cui, a domanda, si risponde con un’altra domanda insegna a trovare soluzioni che non hai immaginato. E questo vale per ogni aspetto della conoscenza umana ,dalla giurisprudenza alla scienza, dalla filosofia alla vita di tutti i giorni. Il Talmud è le soluzioni che non hai immaginato e che hai dentro di te. Se apri una pagina, trovi sempre una frase in cui è impossibile non riflettersi». Le difficoltà ci sono state. A volte, gli attacchi sono stati violenti, come sempre accade quando si usano soldi pubblici, e ci sono state quelle che lei chiama «le cicatrici»: «Le cicatrici sono anche quelle della vita, sono una persona con una salute cagionevole, il Padre Eterno mi ha messa al mondo con materiale di seconda mano e mi da detto “mi raccomando la manutenzione”. E le cicatrici sono quelle non solo riferibili alle difficoltà di questo progetto, sono le cicatrici che aveva Marie Curie: chi poteva credere che avesse i suoi risultati? Chi poteva credere che una prof di Diritto potesse creare un software che traduce dall’aramaico?».

TLM-Marchio16-200Il primo volume del Talmud è quello che regala più volentieri: «Parla dei sogni e dimostra che i sogni si studiavano già prima di Sigmund Freud, come le tabelline. Anche Albert Einstein conosceva il Talmud. Il libro s’intitola Berakhot, Le benedizioni, contiene tutte le benedizioni che un ebreo dà e riceve nella vita. Quando lo hai regalato, hai regalato tutto di te e non puoi dare altro, hai regalato tutto il bene che auspichi».

La gioia maggiore che a lei ha invece regalato il Progetto Talmud è stata la presentazione a Mattarella: «Mia madre, che ha dovuto ripetere due volte quinta elementare per via delle leggi razziali, era in prima fila, insieme alle persone più importanti del Paese, come ricevendo la sua laurea honoris causa. Quel giorno, ho sentito che questo progetto è il senso di una storia: il senso di un popolo, di una comunità, della vita di Clelia Piperno, della sua famiglia, e dei ragazzi che per i primi due anni hanno condiviso questa sfida con me lavorando senza neanche un rimborso spese».

(Corriere della Sera)

 

 

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