“Am Groner Freibad n.5”
di Michael Sfaradi
è la scelta della settimana

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Dopo aver ottenuto il riconoscimento come miglior thriller del 2015 dall’accademia letteraria Res Aulica di Bologna per il suo romanzo “I lunghi giorni della Arctic Sea”, Michael Sfaradi torna con un nuovo romanzo coraggioso e di genere completamente diverso. “Am Groner Freibad n.5” è l’incontro con il passato che ritorna nel presente, è la storia di Ruben. “Non c’era più la paura dell’incerto, tornare in Israele era l’unica cosa giusta per coronare un sogno già vissuto, un sogno reale anche se a corrente alternata”. Questo è il pensiero del protagonista al termine del suo viaggio esistenziale. Ma chi è Ruben, cosa lo spinge al viaggio in cui si decide la sua esistenza? Il protagonista nasce a Roma intorno al 1960 e sin dalle scuole elementari nota qualcosa che lo sconcerta non poco. In “Am Groner Freibad n. 5” Michael Sfaradi racconta e descrive l’inspiegabile lontananza fra chi è ebreo e chi no, con l’immancabile e irreparabile sfasamento sia piccole che nelle grandi cose. Le festività celebrate in famiglia che non coincidono con quelle dei suoi compagni di classe o i divieti nella dieta sconosciuti ai suoi amici ai quali però lui deve sottostare. Ci vorranno anni per capire, ma quello che invece gli è subito chiaro è il profondo disagio di non poter condividere con i propri compagni di classe il suo essere che con il tempo va sempre più delineandosi.

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(Michael Sfaradi)

E’ Ruben a rifiutarsi di rendere i compagni partecipi della sua vita e dei suoi pensieri? Questo sentirsi diverso era un peso da scaricare su di loro o piuttosto erano i suoi compagni a caricarglielo addosso? Inizia allora a interrogarsi su cosa ci sia di fondamentale del suo essere ebreo, situazione così problematica da creare un’interazione patologica e pericolosa tra lui e i suoi vicini, tra lui e il resto del mondo. Ma non c’è nemmeno il tempo di riflettere, la protezione famigliare non è più sufficiente e lui se ne accorge nel momento in cui viene investito dall’antisemitismo che come un uragano scuote e devasta la sua esistenza cancellando ogni residuo di certezza. Arrivano così i primi insulti e con loro gli attacchi antisemiti… persino dai suoi amici. Niente sarà come prima, non si sente più a casa in casa sua in un’esistenza in allerta vissuta sulla difensiva e in una tensione crescente. Gli amici di un tempo non sono più tali o forse non lo sono mai stati. Sente che a quelle condizioni non può garantirsi un’esistenza reale e sovrana, sente il bisogno di trovare una via d’uscita senza intaccare la propria identità costantemente sotto attacco. Il suo popolo si era sempre provato un perenne debito con la maggioranza con cui era costretto a convivere e questo lo aveva portato a impegnarsi al massimo in ogni campo per rendersi utile, necessario e quasi indispensabile pur di ottenere stima e rispetto, ma non era mai servito a nulla.

( L’Informale)

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