In Palestina regnano
corruzione e nepotismo

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Una domanda: “I pazienti palestinesi come ottengono i permessi per ricevere cure mediche in Israele e negli ospedali di tutto il mondo?” Risposta: pagando tangenti agli alti funzionari palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Chi non può permettersi di farlo viene lasciato morire negli ospedali poco attrezzati e sotto organico, soprattutto nella Striscia di Gaza.

Khaled Abu Toameh

Khaled Abu Toameh

E così , a quanto pare, alcuni palestinesi hanno più diritti di altri: quelli le cui vite non sono in pericolo, ma fingono che lo siano. Tra questi ci sono imprenditori, commercianti, studenti universitari e parenti degli alti dirigenti dell’Autorità palestinese (Ap) e Hamas, che ricevono permessi per recarsi in Israele e altri paesi con il pretesto dell’emergenza medica.

Molti palestinesi puntano il dito contro il Ministero della Salute dell’Ap, in Cisgiordania. Sostengono che gli alti dirigenti abusano dei loro poteri per raccogliere tangenti sia da parte dei pazienti sia da parte di altri palestinesi che vogliono solo permessi medici al fine di lasciare Gaza e la Cisgiordania. Grazie alla corruzione, a molti pazienti veri è negata la possibilità di ricevere adeguate cure mediche in Israele e altri paesi.

Lo stesso trattamento ovviamente non si applica agli alti dirigenti palestinesi e ai loro familiari, che continuano a fare ampio uso degli ospedali israeliani e di altri centri medici in Giordania, Egitto, nel Golfo Persico e in Europa.

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Ismail Haniyeh

Anche gli alti funzionari di Hamas godono del libero accesso agli ospedali israeliani. Nel 2013, Amal Haniyeh, nipote del leader di Hamas Ismail Haniyeh, è stata trasferita in un ospedale israeliano per trattamenti medici urgenti.

Un anno prima, anche la sorella di Haniyeh, Suheilah, era stata portata d’urgenza in un nosocomio israeliano per un intervento al cuore.

E Haniyeh non aveva bisogno di offrire denaro per sottoporre la nipotina e la sorella alle cure mediche israeliane. Di fatto, è chiaro che alcuni palestinesi hanno molti più diritti di altri.

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Il dottore Stefano Luisi in missione all’ospedale Makassed di Gerusalemme

La corruzione in seno al sistema sanitario palestinese, in Cisgiordania e a Gaza, è da lungo tempo un segreto di Pulcinella. I palestinesi senza i legami giusti e senza denaro da dare agli alti dirigenti o ai medici sono pienamente consapevoli che non sarà loro mai permesso di essere “trasferiti all’estero per cure mediche”. La firma di un medico o delle autorità sanitarie è la merce più preziosa in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Questa firma permette ai pazienti di ricevere cure mediche gratuite in Israele e altri paesi.

La mancanza di regole chiare che sanciscono chi abbia diritto a questo privilegio ha agevolato una diffusa corruzione in seno al sistema sanitario palestinese. Il nepotismo svolge un ruolo importante in questa forma di corruzione. Il parente di un alto dirigente palestinese può essere facilmente trasferito in un ospedale israeliano, giordano o egiziano, mentre i pazienti poveri della Striscia di Gaza possono aspettare mesi prima di ottenere tali permessi.

I funzionari di Hamas e dell’Ap fanno affari con la vita dei pazienti palestinesi. Hanno trasformato le cure mediche in un business che rende loro centinaia di migliaia di dollari l’anno. Questa corruzione, in assenza di trasparenza e controlli, ha permesso agli alti papaveri in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza di sottrarre milioni di shekel al bilancio dell’Ap.

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Un palestinese soccorso da un’ambulanza israeliana a  Eretz tra la striscia di Gaza e israele

Sebbene Hamas e l’Autorità palestinese abbiano promesso di combattere questo sfruttamento dei pazienti palestinesi, secondo la popolazione non è affatto così. Pare che oltre il 70 per cento dei casi di trasferimento negli ospedali israeliani e all’estero non sia mai stato documentato e non è chiaro come e dove il denaro sia stato speso.

Ad esempio, nel 2013, l’Ap ha speso più di mezzo miliardo di shekel per coprire le spese mediche di palestinesi che sono stati trasferiti in ospedali fuori dai Territori palestinesi. Tuttavia, nessuno sembra sapere con esattezza come il denaro sia stato speso e se tutti coloro che ne abbiano beneficiato avessero davvero bisogno di cure mediche.

L’Autorità palestinese sostiene che nel 2014 più di 54.000 palestinesi di Gaza sono stati trasferiti in ospedali fuori della Striscia di Gaza. Ma le autorità sanitarie di Gaza dicono di essere a conoscenza di soli 16.382 casi di pazienti che hanno ricevuto tali permessi.

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Tra il 1994 e il 2013, l’Ap non ha chiesto agli ospedali israeliani il dettaglio delle spese sostenute per i trattamenti medici forniti ai pazienti palestinesi. Il denaro viene detratto su base mensile dalle imposte riscosse da Israele e poi devoluto all’Autorità palestinese.

La Coalizione Palestinese per la Responsabilità e l’Integrità (Aman), un gruppo palestinese attivo nel settore della democrazia, dei diritti umani e della buona governance, che mira a contrastare la corruzione e ottimizzare l’integrità, rendere effettivi i principi di trasparenza e i sistemi di controllo nella società palestinese, è uno dei pochi organismi che ha lanciato un campanello d’allarme in merito a questi abusi.

L’anno scorso, l’Aman ha pubblicato un rapporto in cui metteva in guardia contro la corruzione in seno al Dipartimento preposto al trasferimento all’estero dei pazienti, che fa parte del Ministero della Salute dell’Ap. Il report sottolineava le discrepanze nei costi delle cure mediche in Israele e altri ospedali e le reali spese. Ad esempio, in un caso, è emerso che 113 pazienti palestinesi erano stati ricoverati in ospedali israeliani al costo di 3 milioni di shekel, senza che alcuna documentazione lo dimostrasse. Anche l’identità dei pazienti era sconosciuta.

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Nel rapporto di Aman si legge che le misure prese dalle autorità sanitarie palestinesi per contrastare il nepotismo e la corruzione, e prevenire lo sperpero di fondi pubblici, non sono state sufficienti. I medici sono sottoposti a pressioni da parte dei funzionari dell’Ap affinché certifichino la necessità dei trasferimenti negli ospedali israeliani e di tutto il mondo, anche nei casi in cui non ce ne sarebbe bisogno. In alcuni casi, sempre secondo il rapporto, i pazienti avrebbero potuto ricevere le cure mediche in loco senza dover sostenere gli esosi costi del trasferimento in altri nosocomi.

L’Ap afferma di aver chiesto alla Commissione anticorruzione di indagare sullo scandalo. Fino ad oggi, non è chiaro se siano state adottate misure concrete contro i responsabili della corruzione. Hamas, da parte sua, continua a ritenere l’Ap responsabile delle sofferenze dei pazienti della Striscia di Gaza. Secondo il movimento islamista, il governo dell’Autorità palestinese si rifiuta di rilasciare i permessi medici come mezzo per punire i palestinesi per il sostegno offerto a Hamas.

Ma la verità è alquanto diversa: anche gli ufficiali sanitari della Striscia di Gaza che sono legati a Hamas sfruttano il dramma dei pazienti. Ma a Hamas non interessa affatto che questo venga alla luce.

Hajer Harb

Hajer Harb

Hajer Harb, una coraggiosa giornalista palestinese della Striscia di Gaza, ha condotto un’inchiesta sulla corruzione dei funzionari della sanità in Cisgiordania e a Gaza. La donna è stata ripetutamente interrogata da Hamas.

La Herb dice di essere stata accusata di “diffamazione”, per aver denunciato la corruzione, ed è stata convocata dagli inquirenti dopo una denuncia presentata nei suoi confronti da un medico della Striscia di Gaza.

Durante gli interrogatori le è stato chiesto di rivelare le fonti e l’identità di chi fosse coinvolto nello scandalo della corruzione. “Ho detto loro che sono una giornalista e non posso fornire loro l’identità delle mie fonti senza un ordine del tribunale“, ella ha dichiarato.

Mi è stato detto che ero accusata di sostituzione di persona (essi affermano che non ho rivelato la mia vera identità nel corso della mia inchiesta); di aver diffamato il Ministero della Salute; di aver pubblicato informazioni erronee e inesatte e aver lavorato con ‘stranieri’ (nel redigere il report per una rete tv londinese, con il pretesto che l’organo d’informazione non è registrato presso l’Ufficio stampa della Striscia di Gaza).”

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Nel suo reportage, la Harb ha parlato degli intermediari che ottengono i trasferimenti dei pazienti negli ospedali israeliani e stranieri in cambio di tangenti. La giornalista ha contattato uno di questi intermediari e gli ha detto che voleva uscire dalla Striscia per recarsi in Cisgiordania a sposare un uomo del posto. È riuscita a ottenere il permesso e ha anche ottenuto la possibilità di ricevere cure mediche nell’ospedale al-Makassed di Gerusalemme Est, previo pagamento di una tangente a un medico locale. Ha inoltre scoperto diversi trasferimento falsi a nome del figlio di un alto dirigente palestinese della Striscia di Gaza, ottenuti per terminare i suoi studi in Cisgiordania. La giornalista ha anche trovato un uomo che sosteneva di lavorare per il Servizio di Sicurezza Preventiva dell’Ap e si vantava di poter procurare un permesso per cure mediche fuori dalla Striscia di Gaza in cambio di 200 dollari. Un altro palestinese ha acquistato un permesso medico per lasciare Gaza e andare a lavorare in un ristorante a Ramallah.

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Hamas dice di combattere la corruzione dei funzionari che rovinano la vita dei pazienti palestinesi. In realtà, il movimento è troppo occupato a infastidire i giornalisti che dicono la verità. Il regime dell’Ap, da parte sua, non è molto felice dello scandalo.

Il Sindacato dei giornalisti palestinesi, con sede in Cisgiordania, ha biasimato Hamas per condotta persecutoria nei confronti della Harb.

Ma questa critica va più vista nel contesto della lotta di potere tra l’Ap e Hamas piuttosto che come una preoccupazione per le libertà pubbliche.

In una dichiarazione, il sindacato ha criticato Hamas per aver sottoposto a interrogatorio la Harb definendo questo atto come una “grave violazione del lavoro dei media e della libertà di espressione”, nei Territori palestinesi. Il sindacato ha sottolineato il diritto dei giornalisti a non rivelare l’identità delle loro fonti, aggiungendo che la Harb aveva rispettato tutte le norme morali, giuridiche e deontologiche.

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Najat Abu Baker

Najat Abu Baker, membro del Consiglio legislativo palestinese che appartiene a Fatah, la fazione del presidente dell’Ap Mahmpud Abbas, è stata una dei pochi politici della Cisgiordania che ha osato esprimersi contro lo scandalo della corruzione.

Nelle sue parole, la corruzione in seno al Dipartimento dell’Ap preposto al trasferimento all’estero dei pazienti l’ha trasformato in un organismo “mafioso guidato da personaggi influenti”. La Abu Baker ha accusato il ministero di sfruttare i residenti indigenti della Striscia di Gaza e sprecare il denaro pubblico:

“La questione dei permessi per motivi medici è diventata un business e gli unici che stanno pagando il prezzo sono i pazienti della Striscia di Gaza. Centinaia di questi pazienti che sono morti sono vittime delle misure prese dal Ministero”.

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La parlamentare ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta sullo scandalo della corruzione. Ha osservato che molti pazienti della Striscia di Gaza sono morti in attesa di un trasferimento ospedaliero, mentre altri, che non erano malati, hanno ottenuto i permessi grazie al nepotismo e alla corruzione. “I mercanti di morte alterano il destino dei nostri pazienti. È ora di dire la verità in modo che possiamo sbarazzarci della mafia di distruzione e porre fine al commercio delle vite dei nostri pazienti”.

Lo scandalo dei permessi medici è un’ulteriore prova del fatto che Hamas e l’Autorità palestinese sfruttano spudoratamente la loro popolazione per scopi politici e finanziari. L’Ap approfitta del suo potere per rilasciare permessi medici al fine di esercitare pressioni sui palestinesi della Striscia di Gaza affinché si rivoltino contro Hamas. I suoi funzionari vendono i permessi in cambio di moneta sonante. Hamas, che continua a tenere in ostaggio l’intera Striscia, ha le sue idee su come il denaro vada speso. Gli ospedali di Gaza sarebbero attrezzati meglio se Hamas usasse il denaro per costruire centri medici anziché tunnel utilizzati per contrabbandare armi dall’Egitto e compiere attacchi contro Israele. Se i permessi medici vengono venduti al miglior offerente palestinese, allora ci si chiede: ‘Quanto costa un permesso per fare chiarezza sul comportamento dei leader palestinesi?’.

*giornalista. Vive a Gerusalemme

 

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