Il mistero del corpo di Hitler

di Roberto Giardina –

La morte di Hitler, messa in scena, o vera, e la fine dei suoi resti, e di quelli della sua compagna Eva Braun, sono sempre un buon tema per romanzi, film, e per gli storici mai d’accordo su niente. Quasi impossibile trovare qualcosa di inedito, ma non importa, se ben scritto diventa un best seller, come Klausener Strasse di Giovanni Mari, giornalista del Secolo XIX di Genova, pubblicato da Minerva edizioni (240 pagine; 16,90 euro).

Roberto Giardina

L’autore cita documenti conservati negli archivi del Kgb, per ricostruire la missione di tre agenti segreti inviati nella Ddr esattamente mezzo secolo fa, nella primavera del 1970. II loro compito, recuperare quel che resta dei corpi del Führer, di Eva, e di Joseph Goebbels, di sua moglie Magda, e dei loro sei figli. Si tolsero la vita nel Bunker ormai circondato dall’Armata Rossa il 30 aprile del ’45.

Magda avvelenò con il cianuro i sei bambini, i corpi vennero cosparsi di benzina e bruciati per volontà di Hitler, ma l’ordine fu eseguito male.I sovietici trovarono i resti, li misero in casse di legno dell’esercito e li seppellirono in un luogo segreto.

Eva Braun , Adolf Hitler

Il Cremlino non si fida della Germania Est, e teme che i resti se scoperti possano alimentare il mito del Führer. Mari con ritmo incalzante ricrea l’atmosfera del tempo, racconta il recupero delle macabre casse nascoste nella Klausener Strasse, a Magdeburgo, a metà strada tra Berlino e Hannover. I tre agenti non si possono fidare dei “fratelli tedeschi”.

Una leggenda? Ma la rivelò già nel 2009, l’allora capo degli archivi del servizio segreto, il generale Vassillii Christoforov, in un’intervista all’agenzia Interfax, che in parte conferma la storia di Mari. I resti di Hitler e dei suoi ultimi compagni furono sepolti e riesumati dai russi per ben tre volte. Subito dopo la conquista di Berlino, i cadaveri semicarbonizzati furono sepolti nel giardino vicino al Bunker.

Giovanni Mari

Riesumati e controllati da esperti per accertare l’identità, vennero di nuovo sepolti in un bosco vicino a Rathenau nel Brandeburgo. Quindi ancora trasportati in una caserma a Magdeburgo, nella via che dà il titolo al romanzo. Nell’aprile del ’70, i sovietici consegnarono la caserma all’esercito della Ddr, e in aprile, Jurii Andropov, continua il generale Christoforov, si preoccupò giustamente che le casse venissero scoperte dai tedeschi.

Willi Brandt

E un momento delicato. Willy Brandt è da pochi mesi Cancelliere, e ha iniziato la sua Ostpolitik, l’apertura verso i paesi dell’est, controllati dall’Urss. II capo della Ddr, Walter Ulbricht, soprannominato Barbetta di Ferro, ha detto no in una storica conferenza a cui andai nel dicembre del ’69 a Berlino Est: «Non siamo Cappuccetto Rosso che si lascia mangiare dal lupo cattivo».

Ma in marzo, Brandt, in visita nell’altra Germania, è accolto da una folla in delirio a Erfurt. Potrà resistere il regime della Germania Rossa? Le aperture di Brandt sono il primo passo che vent’anni dopo porterà alla caduta del “muro”, alla riunificazione e al crollo dell’Unione Sovietica. La missione dei tre agenti riuscì, racconta il generale, ma il romanzo forse nasconde una sorpresa.

Il-bunke di -Hitler

I resti furono ancora una volta traslocati, a Schonebeck, una località sull’Elba, infine bruciati e le ceneri disperse nel fiume. Fine della storia? No. Una parte del cranio del Führer, con il foro di una pallottola, e un pezzo di mandibola, sono sempre conservati negli archivi di Mosca, la prova definitiva della fine del Führer. Esperti americani sostennero che il cranio in realtà apparterebbe a una donna di circa 40 anni.

Un falso dunque del Kgb. Ma i russi sostengono che gli americani esaminarono un altro teschio, non quello autentico, e non hanno mai potuto controllare la mandibola. Si potrebbe scrivere un altro romanzo sui romanzi ispirati alle ultime ore di Hitler e di Eva, sua moglie per un giorn

(Nazione, Resto del Carlino, Giorno)

 

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