Il nostro 25 aprile

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di Giuseppe Crimaldi *

Noi oggi c’eravamo. A Milano e a Roma – come in molte altre città italiane – per celebrare il 25 aprile. Mai come quest’anno abbiamo ritenuto utile esserci, anche visibilmente presenti, sotto le gloriose insegne della Brigata Ebraica e del tricolore. La Federazione Italia Israele c’era. Per ribadire il grazie degli italiani perbene che sanno riconoscere da che parte stare. Abbiamo voluto esprimere, ancora una volta, la gratitudine nei confronti di chi ha combattuto, e spesso è morto, per combattere il nazifascismo. Perché senza le Forze Alleate il nostro Paese avrebbe vissuto altri anni di lotte, di repressioni, di stermini. Testimoni del nostro tempo, ma sempre attenti alla lezione del passato.
In una giornata di condivisione di valori comuni e e di fratellanza a Milano, come succede ormai purtroppo ogni anno, un manipolo di propal ha scaricato odio e rabbia al passaggio dei gloriosi colori della Brigata Ebraica e della bandiera con la stella di Davide. Nulla di nuovo sotto il sole.

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La Federazione Italia Israele resta fedele al proprio imperativo categorico che ci vuole apolitici e apartitici. E però non possiamo non sottolineare come gli odiatori di professione che sventolavano la bandiera palestinese (a proposito: che c’entra la Palestina con il 25 aprile?) e gridavano rabbia contro lo Stato d’Israele siano il prodotto di un’incrostazione putrida che si richiama a una scuola politica di sinistra che ha fatto solo danni e creato solo fossati ideologici e culturali. Brutta bestia il pregiudizio. E con la stressa obiettività non possiamo non essere allarmati per la manifestazione squadrista inscenata alla vigilia del 25 aprile in piazzale Loreto.

A Milano, nella seconda città d’Italia, è andata in scena una sceneggiata squadrista con tanto di saluto al duce e di striscioni inneggianti a Benito Mussolini. Che tristezza, che vergogna.

Ecco. Da oggi il dovere di ognuno di noi è ancora più imprescindibile: sorvegliare e denunciare questi assurdi rigurgiti di odio e ogni tentativo di ritorno ad un passato che non dovrà mai tornare. E a quelli con le kefyah d’ordinanza che ci hanno insultati a Milano un consiglio: rileggere la storia. Perché loro inneggiavano alla Palestina del gran muftì di Gerusalemme (che non esitò a cercare il sostegno della Germania nazista e dell’Italia fascista e facilitando il reclutamento di musulmani nelle formazioni internazionali delle Waffen-SS ed in quelle del Regio Esercito italiano) e dei terroristi di Hamas. mentre noi rappresentavamo, rappresentiamo e continueremo a rappresentare con orgoglio i valori della civiltà e della libertà.

*Presidente nazionale della Federazione Italia Israele

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista