Il nuovo complotto anti Israele
ora nasce dalla guerra in Libia

di Seth J. Frantzman –

Una nuova campagna propagandistica sta furtivamente emergendo sulla scorta del crescente coinvolgimento della Turchia nella guerra in Libia. La politica ufficiale di Ankara è quella di sostenere il governo di Tripoli, e la retorica di Ankara ha conosciuto un crescendo fino a raffigurare la fazione avversa in Libia come “signori della guerra”, “terroristi” o addirittura implicati in un “genocidio”. Accanto a questa retorica, si registra sui social network una crescente tendenza a sostenere il coinvolgimento della Turchia raffigurando i nemici di Tripoli come collegati a una serie di avversari, tra cui “Israele”.

Seth J. Frantzman

Nelle ultime settimane, numerose voci sui social hanno sottolineato i legami del generale libico Khalifa Haftar, capo delle forze libiche orientali che combattono contro il governo di Fayez al-Sarraj a Tripoli, con una varietà di suoi sostenitori tra cui Francia, Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti. E ora anche Israele.

Non esistono prove di un coinvolgimento israeliano in Libia. Tuttavia, dato come funziona la propaganda in Medio Oriente dove l’antisemitismo e le posizioni anti-israeliane vanno di pari passo con le teorie complottiste, tutto ciò che è percepito come “cattivo” viene spesso automaticamente visto come “sionista” o “Israele”.

Quindi, quando i social network pro-Turchia vogliono dipingere Haftar come un male, usano il termine “Israele”. Così ad esempio, una persona ha scritto su Twitter che Haftar è sostenuto da “greci europei, Russia, Israele, al-Sisi e ha aggiunto: “Allah non aiuta mai i kaffir (infedeli), sarete sconfitti”. Si tratta di un tentativo di fare della causa pro-Tripoli una specie di causa da “jihad” o “islamica” contro Haftar. Peraltro, anche le forze di Haftar sono musulmane.

Per cercare di collegare Israele al conflitto, questi attivisti dei social network hanno aggiunto la bandiera di Israele all’elenco su Wikipedia dei “belligeranti” schierati con la Camera dei Rappresentanti della Libia orientale nella battaglia contro il governo di Tripoli.

L’intenzione è chiara giacché il nome di Israele è stato spostato sopra a quelli di Arabia Saudita, Russia e Francia come uno dei presunti “belligeranti”. Quali prove hanno accampato gli editor di Wikipedia per apportare la modifica? Hanno aggiunto i link a quattro articoli su Middle East Eye, una testata generalmente pro-Turchia, e su The New Arab, Middle East Monitor e Al-Jazeera. Cosa dicono questi articoli?

L’articolo del 2018 sul Middle East Monitor citava una fonte anonima. L’articolo di Al-Jazeera del maggio 2019 affermava che delle immagini satellitari avevano scoperto un aereo Ilyushin 76 di fabbricazione russa che aveva volato in Egitto, Israele e Giordania tramite una compagnia congiunta “emiratina-kazaka”. Ancora più spudorato l’articolo del 2017 su The New Arab che metteva nel titolo la parola “Mossad” tra virgolette e citava un’altra fonte anonima che parlava di connessioni israeliane con gli Emirati Arabi Uniti.

Khalifa Haftar

Siccome a loro volta gli Emirati Arabi Uniti supportano Haftar, secondo la logica dell’articolo tanto bastava a collegare tutti e tre i soggetti fra loro. Anche il Middle East Eye ha pubblicato nel 2017 un articolo di un commentatore anti-israeliano che affermava d’aver parlato con una fonte “anonima”.

Curiosamente quella fonte anonima sembra essere all’origine della stessa storia rimbalzata nel 2017 da una testata all’altra. Sulla base di queste tre fonti anonime, che potrebbero non esistere o essere tutte la stessa persona, sono stati confezionati i tre articoli e il quarto sull’aereo cargo ora riciclati per accreditare una voce di Wikipedia (manipolata).

Contrariamente a queste storie, il reale coinvolgimento della Russia e della Turchia nella guerra in Libia è evidente. La Russia invia aerei MiG e la Turchia droni telecomandati. Sul terreno operano armamenti russi, sotto forma dei sistemi di difesa aerea Pantsir. Ma ecco che adesso, mentre cresce il coinvolgimento della Turchia, inizia a lievitare la campagna sui social network contro Israele. E non è tutto. Dall’altra parte, anche gli account pro-Haftar, che ovviamente tendono ad essere anti-turchi e quindi a volte legati ai social filo-Iran o filo-Assad di Siria, affermano che Israele sostiene la Nato e quindi la Turchia e quindi Tripoli.

Lo scorso 22 maggio è emerso un nuovo aspetto della storia, con la notizia secondo cui Israele avrebbe affermato che Haftar ha ricevuto armi anticarro iraniane.

Quindi la discussione sui social network si sposta, con le persone che cercano di sostenere che se Israele è dalla parte della Turchia e di Tripoli (e così deve essere se denuncia gli aiuti iraniani ad Haftar), allora Haftar deve essere per forza buono, perché Israele è per forza il cattivo.

La scheda di Wikipedia in cui è stato inserito Israele fra i “belligeranti” in Libia

La vicenda relativa alla Libia conferma che ogni volta che in Medio Oriente c’è un conflitto, entrambe le parti cercano quasi sempre di incolparne in qualche modo Israele. Questa logora e screditata narrativa che risale agli anni ’50 è stata spesso abbracciata da commentatori occidentali pronti a sostenere che Israele è all’origine dei tanti problemi del Medio Oriente.

E’ la stessa narrativa che è stata alimentata dall’egiziano Gamal Abdel Nasser e poi dal regime siriano degli Assad, dalla Repubblica Islamica d’Iran e spesso dagli account filo-turchi o della Fratelli Musulmana.

In ogni decennio, si è cercato di reinventare l’idea che Israele fosse alla base di tutti i conflitti. Durante la guerra all’Isis, ad esempio, svariate teorie complottiste hanno cercato di incolpare Israele per l’esistenza dell’Isis, mentre altre sostenevano che Israele appoggiava sia i ribelli siriani sia il regime di Assad, e che Israele era dietro ai “terroristi” oppure si piani dell’”imperialismo”.

In molti conflitti mediorientali entrambe le parti affermano che l’altra è “sionista” o legata a ebrei e a Israele. Fa parte integrante dell’influenza distruttiva che esercitano le ossessive visioni anti-israeliane che incombono sui conflitti. Man mano che la Libia viene a trovarsi sotto i riflettori, immancabilmente aumenta la campagna di insinuazioni nei social network incenerate su questo tema.

(Jerusalem Post)

 

 

 

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