Il pallone bacato dell’Iran
Stadio vietato alle donne
Trentacinque arrestate

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di Lidia Catalano –

Per riuscire a espugnare il tempio degli uomini e assistere a una partita di calcio della sua squadra del cuore, il Persepolis FC di Teheran, Zahra Khoshnavaz, ha escogitato un piano perfetto. Capelli corti nascosti sotto un cappellino di lana, vestiti larghi e una grande barba finta a camuffare il collo sottile. «Ho superato i controlli senza problemi, è filato tutto liscio. Quando finalmente alla fine del tunnel ho visto gli spalti non sono riuscita a trattenere le lacrime», ha dichiarato a Euronews.

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Lidia Catalano

Non è andata altrettanto bene a trentacinque donne iraniane che ieri sono state arrestate mentre cercavano di entrare allo stadio Azadi della capitale per assistere al derby tra l’Esteghlal e il Persepolis. All’evento era presente anche il presidente della Fifa Gianni Infantino, che proprio in mattinata, nel corso di una conferenza stampa, aveva esortato la politica a tenersi lontana dalle manifestazioni sportive.

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Ma la dichiarazione non è bastata a evitargli le critiche di diverse organizzazioni, tra cui l’Osservatorio per i diritti umani in Iran, che hanno condannato la scelta di presenziare a «un evento in cui avvengono fatti in palese violazione con la costituzione della Fifa, fondata sui principi di lotta al razzismo e alla discriminazione di ogni genere».

Dal 1982 alle donne iraniane è proibito per legge l’accesso agli stadi. Ma in tante non si arrendono. Come le decine di manifestanti che dallo scorso dicembre si sono unite alle proteste contro l’obbligo del velo e ora rischiano fino a 10 anni di carcere per «incitamento alla corruzione e alla prostituzione».

(Stampa)

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