Il paradiso dei lavoratori
Israele, disoccupazione zero

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di Angelo Vaccariello –

Dimenticatevi il jobs act. Lasciate perdere la battaglia sui cambi euro/dollaro. Ignorate il taglio alla spesa pubblica, l’austerity o l’avanzo primario nelle esportazioni. Da Tel Aviv questi discorsi sembrano lontani mille miglie.

Angelo Vaccariello

Angelo Vaccariello

Abbiamo già scritto di recente come l’economia israeliana stia in una ripresa eccezionale. A corroborare la nostra tesi arriva ora anche il dato sulla disoccupazione: il tasso, infatti, è sceso al 4,3 per cento (secondo i dati dell’ufficio centrale di statistica del Paese mediterraneo). Un numero che pone Israele “in piena occupazione”.

Per gli economisti, infatti, quando il numero dei senza lavoro scende al di sotto del 5 per cento si è in “occupazione totale” perché la percentuale è quella del normale ricambio tra pensionati e giovani.

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il Porto di Haifa

In questo singolare record (nel Mediterraneo nessun altro Stato ha performance economiche cosi floride nonostante i problemi geo-politici che tutti conoscono), il Paese di Davide non è solo: anche gli Usa sono in piena occupazione. E nella vecchia Europa? Solo la Germania ha un livello di senza lavoro al 3,9 per cento.

Tutti gli altri Stati sono in panne. Ma come ha fatto Israele ad avere una performance cosi positiva tanto che nemmeno il Governo aveva previsto un numero simile? (L’Esecutivo aveva stimato disoccupazione al 4,8 per cento). La ricetta è semplice e disarmante. Gerusalemme punta su due elementi che in Italia, ad esempio, vengono solo ed esclusivamente annunciati: giovani e innovazione. Israele è il più importante Stato del mondo per nuove start-up (secondo solo alla Silycon Valley).

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Ed ha il primato per popolazione giovane che può facilmente essere inserita nelle università; può viaggiare in tutto il mondo grazie alla diplomazia israeliana e soprattutto è tra i Governi che meglio valorizzano le poche risorse interne.

E badate bene: l’occupazione è cresciuta senza una legge che, come in Italia, aiutasse le imprese ad investire. Fantascienza? No, solo un approccio pragmatico all’economia.

 

 

 

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