Il Parlamento svizzero
assimila il movimento Bds
a razzismo e antisemitismo

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Con 111 voti a favore, 78 contrari e 4 astenuti, il parlamento svizzero ha deciso di impedire che lo stato finanzi “qualsiasi organizzazione che sostiene il razzismo, l’antisemitismo o il BDS”. E’ la prima volta che un parlamento europeo assimila a razzismo e antisemitismo il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. La decisione, per essere operativa, deve essere approvata dal Senato

Gerald M. Steinberg

Qualche mese fa Gerald M. Steinberg e Olga Deutsch, di “Ngo Monitor”, avevano incontrato parlamentari a Berna presentando loro una documentazione relativa ad  alcune organizzazioni finanziate dalla Svizzera che promuovono propaganda anti-ebraica e contro l’esistenza di Israele.

Nello scorso giugno il governo di Berna aveva ha fatto sapere la propria ferma intenzione di non dare più alcun aiuto a Ong che incitano alla violenza e all’antisemitismo. L’esecutivo svizzero, inoltre, specificarono che le organizzazioni partner sarebbero state in futuro scelte solo ed esclusivamente basandosi su esperienza e specifico contributo che possono dare per un determinato obiettivo.

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L’impegno della Svizzera -si leggeva in un documento- verrà rivolto solo ed esclusivamente alla promozione della pace e del rispetto dei diritti fondamentali di tutte le parti in causa nel conflitto israelo-palestinese e si impegnerà per promuovere una pace duratura che salvaguardi il quieto vivere nell’area”.

Nel maggio dello scorso anno, alcuni attivisti bloccarono l’accesso principale alla piazza d’armi di Thun in segno di protesta contro l’acquisto di droni israeliani da parte dell’esercito svizzero.

Ueli Maurer

Ueli Maurer

Anche molti politici elvetici, per lo più di sinistra, si espressero contro la spesa accusando il governo israeliano di violazione dei diritti umani e di aver testato il materiale in Cisgiordania, Gaza e Libano.

Il ministro della difesa Ueli Maurer disse che il Consiglio federale non vedeva nessun problema nel fatto che i droni venissero dallo Stato ebraico. Maurer disse gli acquisti in causa erano “volti a sostituire materiale il cui ulteriore impiego non è più giustificabile dal punto di vista tecnologico ed economico” e che il nuovo materiale era “orientato al progetto di ulteriore sviluppo dell’esercito”.

 

 

 

 

 

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