Il patto di “non aggressione”
costruito da Netanyahu
con i Paesi della penisola arabica

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di Giordano Stabile –

Benjamin Netanyahu è sempre più vicino a un processo per corruzione, deve affrontare la fronda interna al Likud e il rischio di essere tagliato fuori da un governo di salvezza nazionale guidato da Benny Gantz. Ma prima vuole arrivare a un risultato storico. Non è la pace con i palestinesi ma quella con i Paesi della penisola arabica.

Giordano Stabile 2

Giordano Stabile

E’ un progetto di lunga data che ha assunto contorni più precisi la scorsa primavera. Dopo il viaggio del premier in Oman e il via libera dal Sultano Qabus, il grande mediatore, è stato il ministro degli Esteri Israel Katz a condurre le danze con una serie di missioni nel Golfo, in Bahrein e negli Emirati arabi uniti. Un suo selfie nella grande moschea fatta costruire dal principe ereditario Mohammed bin Salman ad Abu Dhabi ha pubblicizzato sui social media quella che doveva essere una missione “segreta”.

Qābūs bin Saʿīd Āl Saʿīd

Qābūs bin Saʿīd Āl Saʿīd

La sostanza era invece un “patto di non aggressione” che Israele ha proposto alla controparte araba e che, secondo la tv israeliana Channel 12, sta per essere concretizzato a livello ufficiale. Dovrebbe includere lo Stato ebraico, e perlomeno il Bahrein, gli Emirati, l’Arabia Saudita, e forse l’Oman. La svolta è arrivata all’Assemblea generale dell’Onu, dove Katz ha incontrato i colleghi dei Paesi del Golfo e definito i dettagli dell’intesa. L’iniziativa è il primo passo. L’obiettivo è l’apertura di relazioni diplomatiche e la fine del conflitto, ormai solo formale, fra Israele e i Paesi del Golfo.

Israel Katz ad Abu Dhabi

Israel Katz ad Abu Dhabi

Al quel punto l’asse anti-Iran sarà completato ed emergeranno anche altri accordi, già operativi, come quello sullo scambio di informazioni fra Intelligence. Katz si sente sicuro, tanto che da New York, il 23 settembre, ha rivelato su Twitter di aver tenuto colloqui con una «controparte araba che non ha relazioni diplomatiche con Israele», per discutere «di un accordo per contenere la minaccia iraniana» e avviare «forme di cooperazione».

Mohammed bin Salman

Mohammed bin Salman

Secondo Channel 12, il vertice sarebbe servito a lanciare una «équipe mista» incaricata di redigere il «patto di non aggressione». Israele ha firmato finora una pace formale soltanto con Egitto, con gli accordi di Camp David, e Giordania, nel 1994. Con l’arrivo al potere in Arabia Saudita di Mohammed bin Salman, molto freddo nei confronti della causa palestinese, si è aperta una enorme opportunità.

Benjamin Netanyahu e Avichai Mendelblit

Benjamin Netanyahu e Avichai Mendelblit

Per la prima volta i Paesi del Golfo non pongono come pre-condizione alle relazioni diplomatiche un accordo con i palestinesi. Il tempo per Netanyahu però stringe. Mercoledì è stato interrogato per 11 ore dal procuratore generale Avichai Mendelblit e secondo media israeliani il rischio di processo per almeno uno dei tre filoni di inchiesta è altissimo.

(Stampa)

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