Il “peccato originale”
E un vecchio complottista

intervento del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) al Consiglio Nazionale palestinese riunito a Ramallah

di Ben Cohen –

Per quanto benvenute siano le svariate condanne del recente discorso antisemita del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen al Consiglio Nazionale palestinese (dalla nuova direttrice dell’Unesco, al New York Times, all’European External Action Service), c’è un punto più sostanziale che generalmente queste condanne non colgono.

Ben Cohen

Ben Cohen

Abu Mazen – il mondo ha finalmente iniziato a rendersene conto – è caratterizzato da un’ininterrotta propensione per le teorie cospirative sugli ebrei, le loro origini e i loro eccezionali poteri. Ha dato dimostrazione di questa sua tendenza più e più volte nel corso dei suoi 13 anni in carica (nove dei quali, detto per inciso, sono frutto del prolungamento indefinito del suo mandato presidenziale dopo il 2009). Le mezze scuse che Abu Mazen ha avanzato non hanno fatto alcun cenno a questa sua devozione per gli stereotipi complottisti anti-ebraici giacché farlo comporterebbe minare i pilastri della sua dottrina e ideologia.

epa06377511 Protesters burn a mock US flag as they take part in an anti-Trump anti-Israel march outside the US Embassy in Amman, Jordan, 08 December 2017. Palestinians announced general strike and a rage day to protest against US President Donald J. Trump declaration recognizing Jerusalem as the capital of the Israel. US President Trump on 06 December announced he is recognising Jerusalem as the Israel capital and will relocate the US embassy from Tel Aviv to Jerusalem. EPA/AMEL PAIN

Naturalmente, il fatto che un gerontocrate come Abu Mazen si sia sforzato di scusarsi per il suo disgustoso discorso – “nel caso abbia offeso qualcuno” – è di per sé notevole.

Ma ciò non può mettere in ombra qualcosa di più fondamentale, e cioè che non è possibile separare le grottesche visioni di Abu Mazen sulla presunta colpevolezza degli ebrei per la Shoà dalle sue altrettanto grottesche visioni sulle origini dello stato di Israele. La demonologia così penosamente evidente nelle sue opinioni sulla Shoà è la stessa demonologia su cui si basa il suo anti-sionismo viscerale.

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Abu Mazen è forse il più noto esponente della teoria del “peccato originale” che macchierebbe Israele dalla nascita. Come si legge nella Carta fondamentale dell’Olp, questa teoria sostiene che i pionieri sionisti “invasero” la Palestina un secolo fa. Il loro piano era cancellarne il carattere nazionale arabo in modo da far posto a un popolo straniero privo di qualsiasi legame storico-culturale con quella terra. Questo è appunto il “peccato originale”, per come la vede Abu Mazen, sfociato nella naqba, cioè nella “catastrofe” della creazione di Israele nel 1948.

E’ con questa immagine di Israele che Abu Mazen approccia i negoziati con i rappresentanti israeliani e americani. Questa radicata convinzione che Israele sia il prodotto di un enorme inganno ispirato da ebrei impostori che hanno manipolato e ingigantito la Shoà, spiega piuttosto bene come mai quei negoziati falliscono invariabilmente.

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Ben venga il ritrovato consenso internazionale sulle stravaganti e insolenti opinioni di Abu Mazen sulla Shoà. Ma bisogna capire che la sua convinzione che Israele abbia pianificato la “pulizia etnica” degli arabi di Palestina e che sia l’unico responsabile per i profughi palestinesi della guerra del 1948 non è meno stravagante e insolente della sua convinzione che i leader sionisti siano responsabili per la Shoà più degli stessi nazisti.

epa06409144 Palestinians stone throwers burn tires during clashes with Israeli soldiers following the Friday prayer in the West Bank city of Ramallah, 29 December 2017. Clashes erupted as ongoing protests were held against US President Trump's 06 December announcement he is recognizing Jerusalem as the Israel capital and will relocate the US embassy from Tel Aviv to Jerusalem. EPA/SHADI HATEM

Eppure, quando Abu Mazen parla del “diritto al ritorno” di 5 milioni di discendenti dei profughi del ’48 (al prezzo della cancellazione dell’esistenza sovrana di Israele), all’improvviso ridiventa uno statista. Quando accusa Israele di voler profanare e distruggere i luoghi santi musulmani a Gerusalemme, le sue accuse vengono ciecamente riportate senza fare una piega.

Così facendo, si alimenta l’impressione che ogniqualvolta Abu Mazen dice qualche ignobile corbelleria sulla Shoà, sta solo esprimendo esasperazione politica: insomma uno scatto di nervi, una sorta di lapsus infelice a cui porre rimedio con poche parole di scuse. E intanto si continua a prendere sul serio il resto delle sue affermazioni.

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E’ un problema che va al di là della persona Abu Mazen o, se è per questo, del suo eventuale successore. Se desideriamo davvero vedere il successo dei negoziati di pace, ciò può accadere solo se la dirigenza e l’opinione pubblica palestinese riusciranno a vedere Israele in modo diverso, innanzitutto abbandonando la teoria del suo presunto “peccato originale”. Questo non significa, ovviamente, che i palestinesi debbano smettere di vedere Israele come un antagonista.

Ma le loro stesse rivendicazioni su questioni concrete come il territorio e la statualità avrebbero ben altra più credibilità e verrebbero viste in modo assai diverso una volta che si fossero finalmente liberati dal bagaglio dottrinario complottista e antisemita.

(jns.org)

 

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