Il Real Shahid

epa04386032 Real Madrid's President Florentino Perez speaks during a press conference to present the Spanish Primera Division soccer club's economic results of the 2013/2014 season at Santiago Bernabeu stadium in Madrid, Spain, 05 September 2014, announcing a 38,5 million euro net profit. EPA/HUGO ORTUNO

Il presidente del Real Madrid Florentino Perez

 di Gianpaolo Santoro –

Non hanno venduto solo Cristiano Ronaldo. Magari. Da tempo hanno venduto l’anima al diavolo. Il Real Madrid spesso vince in campo, ma molto spesso perde fuori dal campo.

 Negli anni della dittatura franchista, ad esempio, il Real era diventato uno straordinario strumento di propaganda del caudillo. L’endemica rivalità contro il Barcellona ha origini tutt’altro che calcistiche: il manifesto d’odio del generale Francisco Franco verso la Catalogna indipendentista e di sinistra. Franchismo e fascismo, binomio inscindibile dei blancos. E naturalmente antisemitismo. Torbido, nascosto, sotterraneo.

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Francisco Franco

Gli ebrei credevano di essere al sicuro in Spagna, non sapevano di essere già schedati da una sorta di Stasi falangista. La lista nera era già pronta, seimila ebrei sarebbero stato consegnati da Franco ai nazisti, qualora la Spagna fosse entrata in guerra. Come contributo alla «soluzione finale».

Una circolare su carta intestata della Direzione generale per la sicurezza, datata 5 maggio 1941 consegnata a tutti i governatori civili, ordinava di inviare nomi e notizie su “gli israeliti nazionali e stranieri abitanti nella provincia”.

Poche settimane dopo, il firmatario della disposizione, il conte José Finat, diventò ambasciatore di Spagna a Berlino. Il canale per le informazioni era così aperto e operativo.

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Netanyahu, Pique e Messi

Un antisemitismo che viene da lontano. E che spiega tante, molte cose anche attraverso un pallone che rotola impazzito. Il Barcellona da sempre viene indicato filo-israeliano, è stato in visita in Israele, per una festa di popolo.

Il Real, invece è da sempre vicino ai palestinesi, il suo uomo simbolo fino all’anno scorso, Cristiano Ronaldo, più volte non ha esitato a condannare, quella che a suo parere era  “l’oppressione del popolo palestinese”.

Ed è stata proprio per questa sua posizione che quando ha girato la pubblicità della tv via cavo israeliana e provider Internet “Hot” (il portoghese appare in uno spot assieme al trio comico israeliano, i Ma Kashur, scherzando sul fatto di essere più veloce della connessione ad internet ) ha ricevuto una pioggia di proteste e di minacce.

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Lo spot di Ronaldo per la Hot

Al punto che Jonathan A. GreenBlatt, amministratore delegato dell’Anti-Defamation League, ha sentito l’esigenza di doverlo pubblicamente difendere: “Sosteniamo Cristiano Ronaldo ingiustamente attaccato dagli attivisti anti-israeliani sui social media  e oggetto di una brutta campagna diffamatoria e intimidatoria che ha l’obiettivo di colpire qualsiasi celebrità che abbia qualsiasi legame con Israele…”

Real Madrid Resort Island

Real Madrid Resort Island

Con la sua tradizione il Real ha sempre guardato  al mondo arabo. Intessendo affari, collaborazioni. Come l’accordo, plurimilionario siglato con Marka, una società di distribuzione con sede negli Emirati Arabi Uniti che ha acquisito i diritti esclusivi per la produzione, la distribuzione e la vendita dei prodotti a marchio Real Madrid negli Emirati, in Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein, Oman o per la realizzazione del   fantasmagorico  Real Madrid Resort Island (investimento un miliardo di dollari costruito insieme con il governo locale e la RAK Investment Authority) sull’isola di Ras al-Khaimah uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti.

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Un colpo di bacchetta magica carica di petroldollari e via la corona

E chi se ne frega se dopo quasi un secolo bisogna cancellare la croce, non accettata dal mondo musulmano, dal logo del club. E chi se ne frega se quella croce, è qualcosa di più di un simbolo. Apparve per la prima volta nello stemma del Real nel 1920, quando il re Alfonso XIII offrì il suo patrocinio reale al club madrileno, che cambiò la denominazione da Madrid Club de Fútbol a Real Madrid Club de Fútbol e modificò anche il proprio simbolo aggiungendo sopra al cerchio bianco blu con le lettere MCF la corona reale sormontata dalla croce. Tutto spazzato via: gli arabi non “gradiscono” la croce…

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La maglia del Real a Ahed Tamimi, la soubrette del terrorismo

L’ultimo schiaffo, questa volta non alla storia ma alla decenza, in questo weeh end quando il Real, nel giorno del derby con l’Atletico Madrid, ha aperto le porte del Santiago Bernabeu Ahed Tamimi, la soubrette del terrorismo palestinese, accolta con tutti gli onori. Le hanno donato la camiseta blanca con tanto di nome: la celebrazione del disonore. Ormai è Real Shahid.

 

 

 

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Gianpaolo Santoro

Gianpaolo Santoro

Giornalista