Il sogno “proibito”
dei mondiali in Russia

soccer

di Angelo D’Aria

Costantemente proiettato a sfidare i propri limiti, Israele stupisce sempre di più anche quando si parla di sport. E di calcio. Da Cenerentola a protagonista della scena europea: lo dimostrano i risultati ottenuti anche nelle qualificazioni per il mondiale e in Europa League, dove – anche al di là dei risultati – le squadre israeliane esprimono bel gioco e concretezza

Tal Ben Haim

Tal Ben Haim

Non solo più basket, insomma. Le eccellenze calcistiche hanno nomi e cognomi: Eran Zahavi, Tal Ben Haim, Yossi Benayoun, Maor Buzaglo…. La verità è che mai come in questi ultimi tempi il calcio sta svolgendo un ruolo fondamentale per l’immagine del Paese. Forse non arriverà a qualificarsi per Russia 2018, ma la nazionale allenata da Eran Zahavi se la sta giocando, e a testa alta, come dimostra l’ultima trasferta in Albania (0-3). Bel gioco e risultati incoraggianti.

E’ dal lontano 1970 che lsraele non partecipa a un campionato del mondo: oggi la classifica dice che ci sono delle chances, se è vero che la nazionale biancoblu si ritrova nel girone “G” a solo un punto da Italia e Spagna con la bellezza di nove punti.

Ma per comprendere ciò che il calcio rappresenta oggi per gli israeliani occorre dare un’occhiata anche agli impianti sportivi: strutture modernissime e funzionali, ma anche gioielli di architettura sportiva. Segno evidente che si investe sempre più e c’è chi crede nel futuro di una disciplina destinata a coinvolgere sempre più giovani e giovanissimi (non a caso le scuole calcio sono aumentate negli ultimi dieci anni del cento per cento).

Yossi Benayoun

Yossi Benayoun

Se è vero che lo sport deve diventare un mezzo per avvicinare i popoli e per unirli e se ciò non resta solo una romantica aspirazione decoubertiniana, allora dimentichiamoci di Salah che quando giocava in Inghilterra si rifiutò di stringere la mano a fine partita ad un avversario ebreo; rimuoviamo le incrostazioni politiche e la malafede dei boicottaggi, isoliamo i soliti imbecilli che fischiano gli inni o – peggio ancora, e purtroppo questo riguarda noi italiani direttamente – chi fa il saluto romano sulle note dell’Hatikva. Lo sport è altro.

Vittoria o sconfitta che siano, buona fortuna a Israele: anche sui campi di calcio. Perché – come disse Nelson Mandela – lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di suscitare emozioni, e può davvero fare il miracolo di ricongiungere le persone e risvegliare la speranza.

 

.

Condividi