Il soldato della verità

di G iovanni Serafini-

La mattina del 19 luglio 1898 Emile Zola, partito precipitosamente la sera prima da Parigi, arriva alla stazione Victoria di Londra. È un uomo solo, prostrato ma ancora combattivo. A 58 anni ha dovuto affrontare l’esilio per evitare il carcere. II 13 gennaio di quello stesso anno la pubblicazione del suo J’Accuse! sulle colonne del quotidiano L’Aurore aveva scatenato una tempesta politica senza precedenti. Tre processi in sei mesi. L’ultimo, davanti alla Corte d’Assise di Versailles, si era concluso il 18 luglio con la condanna definitiva a un anno di prigione: lo scrittore che aveva difeso Alfred Dreyfus e accusato di antisemitismo il presidente della Repubblica Félix Faure e l’intero governo, era stato ritenuto colpevole di diffamazione. A Londra è andato controvoglia, spinto dal suo avvocato Fernand Labori e da Georges Clémenceau, caporedattore dell’Aurore, lasciandosi alle spalle la moglie Alexandrine e i due figli che gli ha dato Jeanne Rozerot, la sua amante. Non parla una parola d’inglese.

Uscito dalla stazione Victoria si fa portare da un vetturino all’hotel Grosvenor, indicatogli da Clemenceau. Sul registro dell’albergo si iscrive con il falso nome di “Monsieur Pascal”. Gli danno una cameretta all’ultimo pian

o, con una finestra sbarrata da un cornicione. Ha l’impressione – annota nel diario – di essere in galera. Rimane chiuso per tutta la giornata e scrive: cinque pagine a penna con inchiostro nero, con molte correzioni e aggiunte, nelle quali ribatte le accuse e afferma la sua verità sull’affare Dreyfus. Si tratta di un articolo intitolato

Pour la lumière, che nelle sue intenzioni dovrebbe essere pubblicato sull’Aurore, ma che Clémenceau chiuderà prudentemente in un cassetto. Il manoscritto inedito, per anni parte della collezione del direttore d’orchestra svizzero Alfred Cortot, viene reso pubblico dalla libreria antiquaria parigina “Le Manuscrit Français”, che lo metterà all’asta il 18 settembre al Salon du Livre Rare et de l’Autographe. Prezzo base 40 mila euro.

II testo è vibrante, tagliente: «Resteremo i soldati impassibili della verità, incapaci di indietreggiare, capaci di tutti i sacrifici e di tutte le aspettative», scrive l’autore del J’Accuse! E aggiunge: «La verità lampante è che i nostri avversari, fin dal primo giorno e con i metodi più mostruosi, hanno cercato e cercano tuttora di chiudermi la bocca.

Della mia lettera al presidente della Repubblica hanno estrapolato qualche riga per impedire che sia fatta luce sull’affare Dreyfus. Il loro piano è imbavagliarmi, spegnere la luce, seppellire per sempre questa storia: è il loro unico desiderio. Ma noi faremo in modo che la verità e la giustizia trionfino».

Émile Zola

Fu Bernard Lazare, spedito a Londra da Clémenceau, a recuperare le 5 pagine di Pour la lumière: Clémenceau le trovò troppo violente, controproducenti per una futura revisione del processo, e al loro posto pubblicò un articolo più temperato, scritto da lui stesso e intitolato

Per la prova, firmato Emile Zola (che aveva dato il suo consenso). Rientrato in Francia nel dicembre 1899 grazie a un’amnistia, l’autore di Nanà e Germinal raccontò in un testo per L’Aurore quanto il silenzio gli fosse pesato: «Mi sono imposto l’esilio più totale, ho vissuto come un morto in attesa della verità e della giustizia». Gli rimanevano pochi mesi da vivere. II 29 settembre 1902 venne trovato morto, a terra nella camera da letto, intossicato dalle esalazioni del caminetto. Aveva 62 anni. L’inchiesta rivelò che il caminetto era ostruito: il sospetto che i suoi nemici lo abbiano manomesso non è mai stato archiviato.

(Nazione, Resto del Carlino, Giorno)

 

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