Il terremoto, il dolore, il coraggio

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di Dror Eydar –

Dieci anni fa un forte terremoto colpì la città dell’Aquila, provocando centinaia di vittime, tra cui uno studente israeliano di nome Hussein Hamada del villaggio di Kabul, in Galilea. Diversi paesi, fra i quali anche Israele, da allora hanno contribuito economicamente alla ricostruzione. Ho avuto l’onore di rappresentare Israele a una cerimonia voluta dal Comune dell’Aquila per esprimere riconoscenza ai paesi stranieri donatori. È anche stata per me la prima occasione in cui ho parlato pubblicamente in italiano. Gli italiani sono gentili, e apprezzano gli stranieri che si sforzano di parlare la loro lingua. Cercherò sempre di migliorare.


I terremoti ci ricordano che, anche nel XXI secolo, noi non siamo onnipotenti. La cosa che consideriamo più stabile nella nostra vita – la terra sotto i nostri piedi – si spacca, e mette in discussione tutto il nostro mondo.

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L’Aquila, il terremoto del 2009

Che si può fare nel momento di crisi, difronte alle forze della natura? Ovviamente bisogna essere preparati il più possibile in anticipo. Tuttavia, difronte alla catastrofe, c’è una risposta buona e antica come l’umanità: lo spirito umano.
Lo spirito di fratellanza umana fra persone che condividono la stessa sorte, e che tendono una mano d’aiuto dai quattro angoli della terra. Lo Stato d’Israele ha una ricca esperienza nell’aiuto a zone colpite da disastri.
Siamo in grado di far volare rapidamente squadre di medici e di soccorritori, e di allestire ospedali da campo ben attrezzati. Uno dei valori più importanti della antica tradizione ebraica è la solidarietà, la reciproca responsabilità. Non soltanto all’interno del nostro popolo, ma anche fra noi e gli altri popoli.

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L’Aquila, il Palazzo di governo

Nell’VIII secolo a.C., viveva a Gerusalemme un noto profeta di nome Isaia. Nelle sue profezie nella Bibbia, egli descrive come dobbiamo comportarci in un momento di crisi: “Si aiutino a vicenda; ognuno dica al suo fratello: «Coraggio!»” (Is 41,6). E così è stato; la tragedia che ha colpito l’Aquila dieci anni fa, ha unito paesi diversi, che si sono affrettati a tendere una mano in aiuto per ricostruire dalle rovine. Lo Stato di Israele ha avuto l’onore di partecipare a rendere perenne la memoria delle vittime, che anche qui oggi ricordiamo.

Fra loro c’era uno studente israeliano della Galilea, Hussein Amin Hamade, del villaggio di Kabul nel nord di Israele: un cittadino arabo-israeliano arrivato qui per studiare, e che qui ha purtroppo incontrato il suo destìno. Il legame di lunga data fra Israele e l’Aquila è diventato ancora più profondo con la tragica morte di Hussein, che era arrivato qui, per ampliare le sue conoscenze scientifiche.
La scienza; un campo che non conosce confini e distinzioni fra popoli. Siamo tutti impegnati per il progresso dell’umanità, e questa via passa anche dai templi del sapere nelle università.

112Nello spirito di unità fra i popoli e le numerose culture degli studenti, venuti qui da molte parti del mondo, Israele ha contribuito alla costruzione di un centro poli-funzionale per studenti qui in città, nel ricordo di Hussein Hamade.

Pensate alla dimensione simbolica di tutto questo: qui all’Aquila in Italia, non lontano dal cuore mondiale della cristianità, arriva un rappresentante dello Stato degli ebrei, per commemorare uno studente musulmano che era cittadino israeliano. Ecco, è dunque possibile vivere insieme nel rispetto reciproco, e non soltanto in circostanze tragiche.
11Nell’ultimo secolo, col ritorno del popolo ebraico a casa sua a Sion, dove ha ricostruito un suo Stato nella sua antica terra, noi vediamo un’importanza fondamentale nella cooperazione internazionale. Dopo tanti secoli sparso per il mondo, il popolo ebraico è di nuovo parte della famiglia delle nazioni, e, grazie a Dio, abbiamo la possibilità di essere d’aiuto ad altri popoli, e di contribuire a migliorare l’umanità.
È un concetto importante dell’ebraismo, che in ebraico chiamiamo “Tikkùn Olàm”, letteralmente “Riparazione del mondo”, per cui tutti siamo chiamati a portare un contributo, anche piccolo, collaborando a rendere migliore questo nostro mondo. Saremo lieti di proseguire questa cooperazione anche in futuro.

A nome dello Stato di Israele saluto tutti i paesi che si sono prodigati per aiutare, mostrando grande spirito di fratellanza umana, e ringrazio gli organizzatori di questo significativo evento per l’iniziativa e per l’invito. Con l’augurio ai cittadini dell’Aquila, di superare definitivamente la tragedia, di risanare le ferite, e di continuare a prosperare e crescere per il bene comune di tutti noi

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