Il vento della violenza

Fermo-immagine da un video dell’aggressione ai manifestanti scesi in piazza a Tel Aviv

Manifestanti anti-Netanyahu, che protestavano a Tel Aviv davanti all’abitazione del ministro di pubblica sicurezza Amir Ohana, sono stati violentemente aggrediti da un gruppo di estremisti di destra con bastoni, bottiglie rotte e spray urticanti. Cinque persone sono dovute ricorrere alle cure in ospedale, tra cui due con ferite di coltello alla schiena. La polizia ha operato tre arresti. Nelle scorse settimane si sono succedute numerose manifestazioni, in particolare davanti alla residenza del primo ministro a Gerusalemme, per protestare contro la corruzione e la gestione della crisi da coronavirus.

Watergen-Gaza

“Il libero corso dell’odio – ha twittato il vice primo ministro e ministro della difesa Benny Gantz – ha eroso e continua a erodere la società israeliana, che ha nell’unità il suo vero punto di forza. Gli aggressori dei manifestanti, un gruppo di teppisti organizzati, devono essere presi e puniti. Nessuno metterà a tacere il diritto di protestare in Israele”.

Secondo fonti citate da Radio Galei Tzahal, gli aggressori erano membri del club di tifosi di calcio “La Familia Beitar Gerusalemme”, un gruppo associato a elementi di estrema destra spesso accusato di comportamenti razzisti e già accusato di un’analoga aggressione la scorsa settimana.

L’ultima manifestazione anti Netanyahu

Il ministro di pubblica sicurezza Ohana, in un post sui social network dove cita anche minacce “esplicite” alla vita del primo ministro, ha assicurato che la polizia affronterà “con durezza” la violenza su entrambi i lati dello schieramento politico: “Non importa di chi siete a favore o contro – ha twittato Ohana – Esorto tutti, a destra e a sinistra, a favore e contro il primo ministro, per o contro di me, a spegnere le fiamme”.

Il capo della polizia Motti Cohen ha dichiarato all’emittente pubblica Kan che le forze dell’ordine agiranno con fermezza contro chiunque venga colto ad aggredire civili o agenti di polizia. “Il nostro compito – ha detto Cohen – è garantire la libertà di protesta per ogni cittadino, nel rispetto delle leggi vigenti. Devono anche essere garantite pace e sicurezza pubblica: quindi non permetteremo, e agiremo risolutamente contro, tutte le espressioni di violenza e vandalismo”.

Netnyhau e l’ultima cena

Dal canto suo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la polizia deve indagare sulle aggressioni violente ai manifestanti antigovernativi ed anche sulle minacce proventi dallo schieramento opposto. “L’inchiesta è in corso – ha detto Netanyahu – Mi aspetto che la polizia arrivi alla verità e persegua tutti i responsabili. Allo stesso modo, non deve esserci spazio per l’istigazione e le minacce di omicidio, esplicite e implicite, contro me e la mia famiglia, inclusa la vergognosa minaccia di crocifissione oggi a Tel Aviv”.

Netanyahu si riferisce a un’installazione artistica eretta davanti al municipio di Tel Aviv che ritrae il primo ministro in grandezza naturale, seduto a una tavola sontuosamente  imbandita, sotto il titolo “L’ultima cena”. Netanyahu ha lamentato che i numerosi casi di minacce contro di lui e i suoi famigliari vengono ignorati dai mass-media.

Gerusalemme, 10 febbraio 1983. Emil Grunzweig (cerchiato in rosso) in marcia alla manifestazione di Peace Now. Sarà ucciso pochi minuti dopo

Reuven Rivlin

Il presidente d’Israele Reuven Rivlin ha diffuso un comunicato in cui mette in guardia contro la violenza politica. “Lo voglio affermare chiaramente, alla luce dei violenti sviluppi: purtroppo in Israele, l’omicidio di un manifestante che protesta o l’omicidio di un primo ministro in carica non sono scenari di fantasia. Abbiamo già visto queste realtà terribili e scioccanti. Af esempio  l’attivista di Peace Now Emil Grunzweig rimase ucciso il 10 febbraio 1983 da una granata lanciata dall’estremista di destra Yona Avrushmi contro un corteo pacifista a Gerusalemme.

Gerusalemme, 10 febbraio 1983. Emil Grunzweig (cerchiato in rosso) in marcia alla manifestazione di Peace Now. Sarà ucciso pochi minuti dopo

Oppure il primo ministro Yitzhak Rabin che venne assassinato il 4 novembre 1995 dall’estremista di destra Yigal Amir al termine di una manifestazione per la pace a Tel Aviv.  Guai a noi se degeneriamo di nuovo in quel modo. Guai per la nostra democrazia, se la mano di qualcuno si leva contro il fratello.

L’omicidio del primo ministro, con il numero 1 contrassegnato Rabin, con il numero  2Amir

Le espressioni di condanna – ha continuato Rivlin – diventano parole vuote se ogni condanna viene sempre accompagnata da recriminazioni sulla mancata condanna di un altro evento (di segno opposto): in questo modo, la sostanza della condanna viene completamente calpestata. Alzo la mia voce contro la violenza diretta contro i manifestanti ed esorto la polizia a perseguirne gli autori con la massima severità consentita dalla legge. Alzo la mia voce contro gli appelli a far del male al primo ministro e alla sua famiglia ed esorto la polizia a considerare ogni minaccia di questo tipo con la massima serietà. Non possiamo permetterci di trascurare nessuna minaccia: ne va della nostra stessa esistenza. Adesso, subito, l’opposizione e la coalizione di maggioranza devono parlare e agire per calmare le acque e fermare la violenza”, ha concluso Rivlin.

(YnetNews, Times of israel, Jerusalem Post, Israelenet)

 

 

 

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