Il virus letale
dell’autoflagellazione
e dell’etnomasochismo

91412022_1549640578531771_8415124067228581888_n

di Niram Ferretti –

L’Islam comprende e apprezza fondamentalmente due cose, la forza e la debolezza. Se sei forte sei rispettato, se sei debole no”. Questa semplice verità affermata da Robert Spencer in una intervista ci dice che siamo nella condizione di una estrema incapacità di affrontare l’integralismo islamico.

Niram Ferretti 0

Niram Ferretti

Spencer, nella medesima intervista ricordava il dialogo intercorso tra il comandante delle forze britanniche in India durante il periodo coloniale e alcuni maggiorenti indù. La questione verteva sulla pratica del Sati, l’immolazione delle vedove sulle pire dei loro mariti. Difronte all’opposizione britannica i leader indù dissero che il Sati apparteneva alla loro cultura millenaria. La risposta del comandante fu molto chiara. “Molto bene. Voi praticate la vostra cultura e noi pratichiamo la nostra, e nella nostra cultura chi getta una donna nel fuoco viene impiccato sulla pubblica piazza”.

Robert Spencer

Robert Spencer

Oggi, con il multiculturalismo imperante, la nuova religione del politically correct e il relativismo etico, la risposta del comandante britannico non sarebbe più possibile. Infatti sia in Afghanistan che in Iraq gli Stati Uniti hanno permesso che la sharia potesse essere praticata liberamente venendo assimilata dalla costituzione.

La capitolazione nei confronti dell’Islam militante, è prima di tutto culturale e sociale. Esattamente il contrario di ciò che dovremmo fare, e di ciò che fecero gli inglesi in India di fronte a una pratica millenaria aberrante, e considerata aberrante in base alla convinzione di allora che quella occidentale fosse una civiltà con un assetto valoriale superiore a quello indù.

paratica del Sati

Ma l’Inghilterra dell’epoca era, ovviamente, un prodotto dell’imperialismo e del colonialismo e dunque necessariamente malvagia.

Dobbiamo espiare i nostri peccati, le colpe dell’uomo bianco e riconoscere oggi, soprattutto all’Islam, di essere come vuole essere anche se alcune pratiche e normative che esso statuisce come legittime: mutilazioni, condanne a morte per apostasia e omosessualità, flagellazioni in pubblico, decapitazioni, lapidazioni, per non parlare del principio aureo suprematista per cui un musulmano è superiore a un non musulmano e di quello sessista per cui un uomo vale più di una donna, siano in opposizione a quei Diritti dell’Uomo che l’occidente si è dato e ha messo nero su bianco nel 1948. Diritti, infatti, non ritenuti vincolanti dai paesi musulmani, i quali, nella Conferenza del Cairo del 1990, hanno ribadito che per loro l’unica e immutabile fonte dei diritti umani è la sharia.

index

Di che cosa stiamo parlando dunque? Parliamo di un progetto, di un percorso, di una organizzazione mentale e culturale, in parole povere di una civiltà in aperta opposizione a quella che fino a poco tempo fa è stata la nostra.

Fino a poco tempo fa, perchè decenni di autoflagellazione, meaculpismo, decostruzionismo, postmodernismo, relativismo antropologico ed etico, ci hanno ridotto a non sapere più esattamente cosa siamo e chi siamo.i musulmani invece lo sanno benissimo. Come lo sapevano anche gli inglesi nel 1829 in India, quando la pratica del Sati venne ufficialmente abolita per legge. Ma allora eravamo colonizzatori e cattivi, oggi siamo colonizzati e buoni.

E una volta che il Covid-19 sarà passato, come passa tutto, il panorama descritto resterà immutato ancora per lungo tempo. Ci sono, infatti, virus e pandemie, che iniziano e finiscono, ma il virus dell’autoflagellazione, dell’etnomasochismo e della perdita di sè non passerà tanto facilmente.

 

Condividi