Il Vocabolario di Eshkol

di Davide Frattini –

La «I» è dedicata a Italo Calvino, tra gli autori preferiti del suo Paese preferito. Alle città che restano invisibili come i desideri che non si concretizzano. Perché il dottore – e siamo alla lettera «D» – «ha spiegato senza mezzi termini che la mancanza di desiderio era una questione puramente chimica, si trattava di uno dei più comuni effetti collaterali delle pillole contro la tristezza». Basterà smettere di prenderle?

Davide Frattini

Il Vocabolario di Eshkol Nevo (raccoglie le rubriche uscite per la rivista «Vanity Fair» a partire dal febbraio dell’anno scorso) è lungo ventisei capitoli: comprende consonanti che nell’italiano non usiamo – la «K» di karaoke o la X di X Files -fino alla vocale «Y» di Ypperlig che è un nome da mobile dell’Ikea e allo stesso tempo la panca da balcone su cui tutti noi – almeno una volta – ci siamo seduti ad aspettare una persona che se n’è andata e forse ritornerà come il desiderio.

Questo alfabeto è un inventario della vita di tutti i giorni: l’amicizia, le coppie, il razzismo, la musica. Anche la vita stravolta dalla guerra, i giorni perduti in una prigione egiziana: «Era la sua seconda moglie. La prima l’aveva aspettato per tutti gli annidi prigionia. Ma alcuni mesi dopo il suo ritorno, se n’era andata. Non la rimprovero, ha detto lui. Ero cambiato».

Eshkol Nevo

Ogni parola è accompagnata dalle illustrazioni della romana Pax Paloscia, scelta «dopo una lunga ricerca: volevo trovare una vera artista — spiega lo scrittore israeliano a “la Lettura” — cioè qualcuno con le proprie idee e una propria prospettiva sulla questione dei desideri.

Pax Paloscia, 2’010

Pax è più di quanto potessi sperare e questo è il nostro libro, non solo mio». e in ebraico zehu significa basta: lo dicono i clienti al panettiere per confermare che la focaccia è sufficiente, lo ammettono gli innamorati quando ormai è abbastanza, zehu, basta, finiamola. È l’ultima lettera e «di solito le separazioni sono un brutto affare. Come se la bruttezza dell’addio ci calesse aiutare a dimenticare coloro da cui ci separiamo». Ma «chiunque abbia vissuto anche solo una notte d’amore, è fortunato».

 

 (Corriere della Sera)

 

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