Impresentabili e antisemitismo
per far nascere il governo Pd-M5S

Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio

Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio

  di Jacopo Iacoboni –

Adesso che la partita si sposta alla fiducia che dovrà avere il premier incaricato Giuseppe Conte, specialmente al Senato, dove i numeri sono più stretti, la nuova alleanza Pd-M5s non potrà buttar via niente. Entrano dunque, entusiasti nella maggioranza demo-grillina, anche un certo numero di voti più o meno imbarazzanti, per un democratico. Anche se i palati del Pd sono diventati assai di bocca buona. Ieri, per esempio, a fare campagna elettorale alacre per il sì sulla piattaforma Rousseau all’accordo Pd-M5S era nientemeno che uno dei nemici più fieri del Pd, uno dei sostenitori più cruenti delle politiche migratorie Salvini-Casaleggio-Di Maio, soprattutto uno che posta sui social link ai protocolli dei Savi di Sion, testo cardine dell’antisemitismo novecentesco. Certo, sì, Elio Lannutti. La maggioranza Pd-M5S ha bisogno anche del suo voto. Di uno che scriveva, contro le Ong: «Le Ong finanziate da Soros e altri ideologhi della sostituzione etnica, oltre ad essere bandite dovranno essere affondate. Tolleranza zero!».

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Jacopo Iacoboni

Di uno che, come si diceva, postò i Protocolli antisemiti, classico falso della polizia segreta zarista, l’Ochrana, e è stato per questo denunciato dalla Comunità ebraica romana. Il Pd si deve bere pure questo. Lannutti che scrive: «Io voto sì, Perché dobbiamo essere grati al grande Beppe Grillo, fondatore e lucida guida suprema del M5S, votando SI sulla piattaforma Russeau, scegliendo il male minore».

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Il post antisemita di Lannutti

Bene. Passiamo avanti. Sempre a palazzo Madama siede, pienamente riabilitato, un tale senatore M5S di nome Emanuele Dessì: anche il suo voto non potrà essere buttato, specie se ci dovessero essere defezioni. Chi è Dessì? Un uomo che finì al centro di uno scandalo perché sui social riapparve un suo video in cui balla con Domenico Spada, ex campione mondiale di boxe dell’omonima famiglia criminale di Ostia, condannato in primo grado a 7 anni per usura.

Riapparvero anche dei post Facebook nei quali tra le altre cose ci informa che per la terza volta ha «dovuto» menare un ragazzo romeno. Bene.

Oggi Dessì dà consigli al nuovo governo su come gestire i flussi migratori: «Io sono un fautore di questo cambio di campo di gioco. Era chiaro ormai da tempo, prima che cadesse il rapporto tra i vertici, che la discussione fra noi e la Lega fosse un po’ strozzata: si doveva stare attenti a non toccare certi dogmi e certi argomenti che personalmente non ritengo nemmeno degni di nota».

Emanuele Dessì con Domenico Spada,

Emanuele Dessì con Domenico Spada,

Ossia non si poteva parlare di immigrati (detto da chi «dovette» menarli). Ora ci suggerisce: «La questione dell’immigrazione è molto semplice: ci sono milioni di persone che non sanno più come mangiare e c’è un gruppetto di ricchi che li vorrebbe tenere fuori dalla porta. Quindi o si studia una formula seria di cooperazione oppure dobbiamo aiutarli».

Sarà utile e ascoltato consulente. Tornerà utile anche Alberto Airola, super falco No Tav, che però fino a ieri votò per il governo Salvini anche sul secondo decreto sicurezza («non voterò contro la Lega», ammise), con la motivazione che la politica «è sangue e merda, mi sovvengono le parole di Rino Formica» (che Formica ci perdoni). Forse, dal suo punto di vista, si è solo cambiato sangue. E che dire del senatore grillino più filoputiniano di tutti, Vito Petrocelli, in perenne andirivieni con emissari russi? Il Pd voterà assieme a lui, adesso, in geopolitica.

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O di Marinella Pacifico, una fiera no vax eletta a ;Latina? O di Barbara Lezzi, una delle strateghe economiche grilline, forse la più dileggiata di sempre dal pd, perché disse, un’estate, che il Pil era salito per via del caldo e delle tante vendite di condizionatori? Sicuramente potrà dare un’ottima mano anche lei, alla finanziaria del governo dello statista Conte.

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