In difesa di Niram

tra Di Beunida Melissa Shani e Maria Teresa Colombo

Niram Ferretti tra Beunida Melissa Shani e Maria Teresa Colombo

di Gerardo Verolino –

La realtà del mondo su Facebook sembra filtrata attraverso spesse lenti filo-palestinesi. È una visione che sta diventando sempre più di parte col risultato di eliminare le altre voci in contrasto col comune sentire sulle vicende mediorientali. Facebook, dopo appena un mese dall’ultimo blocco, ha deciso nuovamente, coi suoi modi bruschi e senza appello, di fermare un giornalista e uno studioso che esprimeva le sue sensate opinioni, senza il filtro della malafede, su Israele.

Gerardo Verolino 2

Gerardo Verolino

Stavolta l’errore (di lesa maestà) di Ferretti è stato citare il quotidiano “La Repubblica” esprimendo giudizi forti riguardo al racconto che fa sugli scontri di Gaza. Giuste o sbagliate che siano le opinioni di tutti vanno rispettate e semmai confutate attraverso il dibattito. Tappare la bocca alla controparte non è la soluzione migliore.

Foto di Paolo Genovesi. 2.05.2011 Ravenna Presentazione dei candidati sindaci a confindustria, samantha comizzoli

Samantha Comizzoli

Anche perché, per dirne una, la più famosa odiatrice compulsiva di Israele su Facebook, Samantha Comizzoli, continua tranquillamente a sputare merda sullo Stato ebraico dalla sua pagina Facebook, anche in queste ore, aprendo i suoi post con “Buongiorno Palestina e resto del mondo occupato dal mostro sionista israeliano”.

Come mai l’occhiuto censore della Rete non la blocca? La Comizzoli è solo la punta dell’iceberg di un universo mondo molto più vasto di odiatori antisemiti nettamente in sovrannumero.

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Altro che par condicio. La propaganda sui media e in Rete è tutta sbilanciata a favore dei pro-pal. Se l’arbitro scende in campo schierandosi con uno dei due contendenti falsa la competizione.

Internet si regge sul mito della libertà. Che deve essere data a tutti indistintamente. A meno che non si chiamino Hitler o Stalin. E anche su questo Zuckerberg non sembra essere d’accordo se ritiene di dover dare la parola anche ai negazionisti. Se Il celebre Mark parteggia per una delle due parti in competizione perde di credibilità e rischia di sfasciare il già delicato giocattolo che ha costruito. La ghettizzazione dei giornalisti filo-israeliani, la loro apartheid, o la loro messa al bando, rischia di non rivelarsi un buon affare.

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Infatti stavolta a gli utenti hanno reagito. Di fronte all’ennesimo blocco imposto a Ferretti c’è stata un’ammirevole, spontanea, efficace, sollevazione generale da parte tutti quelli che amano Israele. La gente è stanca di sentirsi discriminata. Da Roma, a Milano, a Napoli, fino agli Stati Uniti d’America, in tanti hanno voluto manifestare la propria solidarietà a Ferretti. Si è creato, da subito, in risposta
all’orribile e fastidiosa censura, un vero e proprio network della libertà.

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In poche ore una grande, appassionata, sincera, catena della solidarietà che in nome del “Siamo tutti Ferretti” ha detto basta e si è fatta sentire su Facebook, contagiando in poco tempo migliaia di persone. La protesta spontanea si è allargata, in breve tempo, a macchia d’olio. Tutto è partito, in simultanea, dopo i primi appelli.  A seguire le richieste via Facebook di tanti giornalisti solitamente impegnati sui temi di politica estera: Rebecca Mieli, Loredana Biffo, tutti noi di “Italia-Israele-Today (che ha deciso per tre giorni consecutivi di proporre articoli di Ferretti) “Progetto Dreyfus”, “L’Informale”, “Caratteri Liberi”, “Informazione corretta”; e ancor gli studiosi: Ugo Volli, Emanuele Segre Amar, Dova Cahan, Roberta Vital, Deborah Faith, Daniele Coppin, Riccardo Ghezzi; le pagine e i gruppi filo-israeliani sempre effervescenti, ma anche tanti semplici e comunque qualificati sostenitori di Israele che non vogliono subire in silenzio.

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Da Milano a Gerusalemme passando, come detto, per gli Stati Uniti. Qui, Jaime Manca Graziadei, uno che ha lavorato come team manager in Formula 1 con la Minardi, ha voluto pubblicare un appello in lingua a favore di Ferretti, rivolgendosi direttamente a Zuckerberg. E ancora tanti altri, in un rincorrersi di condivisioni dell’articolo “incriminato” in nome della sacrosanta libertà di parola.
Alla fine l’inflessibile e fazioso censore ha perso. Chi pensava di oscurare Ferretti, se n’è trovati, decuplicati, contro mille. La catena della solidarietà ha spezzato quella dell’oscurantismo.

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