In ginocchio per il Coronavirus
la Comunità ebraica di Praga

Membri della comunità ebraica ceca di Praga

di Carlo Breme –

Gravi difficoltà economica per la Comunità ebraica di Praga dopo l’interruzione della vendita di biglietti (per il Coronavirus) con il turismo praticamente azzerato. Il quartiere ebraico – risalente a 1.000 anni fa – è da sempre una delle destinazioni più popolari di Praga, con sinagoghe storiche e uno dei più grandi cimiteri ebraici in Europa che attirano visitatori da tutto il mondo. E anche se le attrazioni culturali della Repubblica Ceca dovrebbero riaprire il mese prossimo, il turismo globale non lascia prevedere niente di buono (come del resto in tutto il mondo).

Frantisek Banyai

Ed ecco allora che la comunità sta cercando in tutti modi per continuare a finanziare pur tra mille problemi i programmi per le centinaia di membri anziani della comunità, molti dei quali sopravvissuti all’Olocausto, come il 90enne Petr Brandejsky.

Normalmente con il prezzo dei biglietti si paga il fitto degli inquilini , mentre i pasti sono forniti dai ristoranti della zona. Che pensano anche al costo delle cure mediche e l’assistenza infermieristica alle diverse

Il cimitero ebraico di Praga

Una grossa fetta delle entrate del gruppo proviene anche dal Museo ebraico. Composto da diverse sinagoghe e dal cimitero, nel 2018 ha attirato 721.000 visitatori, generando 203 milioni di corone (8 milioni di dollari) in tasse di ammissione.

Frantisek Banyai, presidente della comunità ebraica, ha affermato che è fondamentale continuare a fornire servizi ai membri più vulnerabili e che il gruppo potrebbe aver bisogno di cercare di tagliare i finanziamenti ad altre aree, come investimenti e progetti di restauro.

Leo Pavlat

“La perdita di entrate turistiche è notevole – ha detto Banyai, la cui comunità oggi conta circa 1.500 rispetto a 39.000 prima che i nazisti iniziassero le deportazioni nel 1941- Non puoi chiudere questi servizi, devi continuare a fornirli.”

“Ma anche con l’apertura di luoghi culturali l’11 maggio, i confini chiusi e la mancanza di turisti stranieri, incidono notevolmente sulle casse e le prospettive del museo – ha detto il direttore del Museo ebraico Leo Pavlat – Ed anche dopo l’apertura delle frontiere, dobbiamo tenere conto della caduta economica causata dalla pandemia ed è probabile che il turismo sarà paralizzato

 

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