Inciampati sulle pietre

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Il sindaco di Schio Valter Orsi

 di Ernesto Galli della Loggia –

L’altro giorno la maggioranza del Consiglio comunale di Schio ha bocciato una proposta del Pd, mirante a installare nelle vie della città veneta un certo numero di «pietre d’inciampo» a ricordo degli abitanti ebrei deportati e sterminati dai nazisti (presumo con l’attiva complicità della polizia di Salò). La motivazione di tale rifiuto suona testualmente così: per non «portare di nuovo odio e divisioni».

Ernesto Galli della Loggia

Ernesto Galli della Loggia

Dunque, se capisco bene — le parole sono quelle e pure il loro significato quello è — si dovrebbe dedurre che fino ad oggi, invece, verso gli hitleriani e i loro complici i membri della maggioranza del Consiglio comunale di Schio (anche i loro elettori?) avevano deposto ogni sentimento di «odio e di divisione», avevano raggiunto anzi un sentimento di compiaciuta tolleranza, forse anche, chissà, di ragionevole indifferenza. E non vorrebbero mai che si tornasse a un clima diverso.

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Eppure io penso che i consiglieri di maggioranza di Schio non siano affatto nella realtà quelle anime morte o quei criptohitleriani che le loro parole farebbero credere e che meriterebbero il nostro sdegno.

No, sono semplicemente degli italiani superficiali, con una conoscenza della lingua italiana alquanto approssimativa (davvero prima non volevano dividere la loro immagine dalle SS e dalle Camicie nere e non detestavano entrambe?), ma soprattutto con la testa devastata dalla politica come spesso la s’intende da noi.

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Convinti cioè che bisogna sempre essere di un’idea diversa da quella degli avversari, che tutto sia, debba per forza essere materia per contrapporsi in una destra e in una sinistra: anche le grandi tragedie della storia nostra e del mondo come lo sterminio di qualche milione di esseri umani colpevoli di essere della «razza» sbagliata. Sospettosi che tutto possa essere sempre strumentalizzato dagli «altri». Il che tra l’altro, come si sa, per nostra comune vergogna rischia qualche volta di essere anche vero.

(Corriere della Sera)

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