Intifada, l’Autorità Palestinese
condannata dalla Corte
a pagare 142 milioni di dollari

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La Corte distrettuale di Gerusalemme ha stabilito che l’Autorità Palestinese deve pagare 500 milioni di shekel (142 milioni di dollari) alle famiglie di persone uccise in attentati terroristici palestinesi, soprattutto durante la seconda intifada (2000-2005). Il giudice Moshe Drori aveva stabilito lo scorso luglio che l’Autorità Palestinese è responsabile per danni fino a 1 miliardo di shekel (284 milioni di dollari).

Moshe Drori

Moshe Drori

Da allora l’organizzazione israeliana Shurat HaDin ha lavorato per dimostrare i danni per conto di otto famiglie rappresentanti 17 casi in cui 34 israeliani furono uccisi e sette feriti, per lo più tra gli anni 2000 e 2002, compreso il famigerato linciaggio perpetrato in una stazione della polizia palestinese a Ramallah nell’ottobre 2000.

Sebbene alcuni degli attentati fossero opera di Hamas e Jihad Islamica palestinese, la Corte ne ritiene responsabile l’Autorità Palestinese in base alle esplicite rivendicazioni di tutti gli attacchi di terroristi della seconda intifada (ai quali l’Autorità Palestinese dedica regolarmente luoghi ed eventi pubblici, ha sottolineato la Corte) e al sostegno logistico e finanziario da essa garantito ai responsabili.

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A causa delle “complesse implicazioni diplomatiche” della decisione, la Corte ha stabilito che l’importo non superi per ora i 500 milioni di shekel, con pagamenti rateizzati nel tempo, e che il denaro venga ricavato dal gettito fiscale che viene trattenuto da Israele perché usato dall’Autorità Palestinese per pagare vitalizi ai terroristi. L’idea è che ogni mese venga utilizzata solo una parte dei fondi fiscali, mentre la maggior parte di essi continuerà ad andare all’Autorità Palestinese. Al momento non è ancora chiaro quale sia la posizione del governo israeliano in ordine alla sentenza e alle sue complesse implicazioni diplomatiche.

(Isnet)

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