Iran, la rivolta
di cui nessuno parla

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di Rolla Scolari –

I prezzi che aumentano nei mercati, la corruzione del dero al governo, l’insoddisfazione per i mancati benefici di un accordo nucleare che avrebbe dovuto risollevare l’economia e non lo ha fatto, i timori che dopo l’uscita dell’America da quell’intesa nuove sanzioni possano peggiorare una già difficile situazione. Per tutti questi motivi il popolo del cuore commerciale di Teheran, il Gran Bazaar, aveva chiuso a inizio settimana le sue botteghe, in sciopero contro un governo che mene un freno alle importazioni dall’estero mentre la valuta nazionale crolla di quasi il 50 percento nei confronti del dollaro.

Rolla Scolari x

Rolla Scolar

Per la prima volta da gennaio, da quando l’Iran ha vissuto un’ondata di manifestazioni che ha attraversato il Paese fino nelle sue più remote province, il dissenso ha toccato la capitale.

Eppure, lontano dagli occhi indiscreti della stampa internazionale, il malcontento sociale non è mai sparito in questi mesi nelle province inquiete, quelle più colpite dalla crisi economica.

Iran

Da venerdì a domenica si è manifestato a Korramshahr – porto 600 chilometri a Sud-Ovest della capitale al confine con l’Iraq e la cui popolazione è a maggioranza araba – e nella vicina Abadan. Le due città si trovano nella provincia iraniana più ricca di greggio, una zona un tempo fertile che da anni soffre di siccità. La popolazione è scesa in piazza nelle scorse ore per protestare la scarsità di acqua, ma anche la sua pessima qualità: salata e sabbiosa, come mostrano video postati sui social network di un liquido torbido che esce dai rubinetti domestici.

Ci sono altri video in queste ore che corrono sui social.

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Sono quelli di proteste che hanno portato nella notte tra sabato e domenica a scontri, di cui è difficile verificare indipendentemente il bilancio. La folla avrebbe preso d’assalto banche e istituti di credito, i simboli di potere e corruzione di un dero nonché classe politica con importanti interessi nell’economia e nella finanza nazionali, e lanciato pietre contro le forze dell’ordine. Le autorità locali negano che ci sia un morto trai manifestanti, negano gli spari sulla folla. Le immagini sui social portano i rumori delle armi da fuoco.

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Hassan Rohani

A fare le spese della situazione è il presidente Hassan Rohani, stretto tra il malcontento delle folle e l’opposizione dei rivali ultraconservatori: aveva investito il proprio futuro politico su quell’accordo nucleare affossato a maggio da Donald Trump. L’amministrazione americana accusa infatti Teheran di non aver mai smesso di lavorare alla produzione dell’arma atomica, nonostante il trattato internazionale.

 (Stampa)

 

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