Irena Sendler
la terza madre
del ghetto di Varsavia

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di Roberto Giordano*
Era il 12 maggio 2008 quando lessi della scomparsa di Irena Sendler e del suo immenso magistero. Incredulo, mi chiesi come mai una storia così importante non fosse stata ancora diffusa, come mai una storia così incredibile non si conoscesse in Italia, una di quelle storie che quando le ascolti ti riempiono il cuore di gioia, di amore, di ammirazione, di stupore. Annotai la notizia, e rimase solo un pensiero…
Cinque anni dopo, nel gennaio del 2013, in occasione della Giornata della Memoria, sulla rete nazionale, e precisamente nella trasmissione Voyager, fu mandata in onda un’intervista ad Elżbieta Ficowska, la bambina più piccola salvata da Irena Sendler dal ghetto di Varsavia, che mi scosse letteralmente. La semplicità con cui “Bieta” raccontava dell’immenso magistero della Sendler, delle sue “staffette”, del suo salvataggio, mi travolse così impetuosamente, da prendere la decisione di portare in scena la sua vita.

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Cominciai a prendere appunti, mettere da parte notizie, annotare date. Mi resi conto che in Italia la storia di Irena Sendler era sconosciuta, e che lei una donna invisibile; nessuna rappresentazione teatrale, un paio di convegni sporadici, un solo libro per di più introvabile.

Nell’estate del 2015, presi la decisione di allestire lo spettacolo a qualsiasi prezzo, anche indebitandomi. Irena Sendler era troppo presente in me, era diventato un macigno, dovevo “liberarmi”; sentivo che chiedeva giustizia affinchè la sua storia venisse diffusa e portata a conoscenza di tutti: è un nostro dovere tenere in vita la “memoria”, è un nostro dovere “ricordare”, mi dicevo.
Dopo aver rifiutato una scrittura importante presso un teatro prestigioso di Napoli, ho finalmente debuttato nel suggestivo sito del Succorpo dell’Annunziata, grazie all’Assessore alla Cultura di Napoli: Nino Daniele, e alla professoressa Suzana Glavaš, che ha voluto fortemente la pubblicazione del testo teatrale, peraltro Patrocinato dall’Ambasciata Polacca in Roma, da Amnesty International, dal Consolato Onorario della Repubblica di Polonia in Napoli e dal Comune di Napoli.

robertogiordano
Irena Sendler è stata un’infermiera ed assistente sociale polacca (cattolica) che, durante la seconda guerra mondiale, riuscì ad organizzare una rete di soccorso, portando in salvo più di 2500 bambini dal Ghetto di Varsavia, destinati allo sterminio solo per essere nati ebrei.
Tante volte mi sono chiesto quale fosse la ragione che spinge una donna di soli 30 anni, a compiere un’azione di tale entità! E la risposta è semplice: il suo senso di rettitudine, di accoglienza e di umanità. In un’ epoca in cui siamo bombardati da notizie che fanno inorridire e hanno dell’inaccettabile, come le fughe dalla Siria, le traversate dei barconi per i mari o per il deserto e via via ad attraversare terre e confini dei paesi un po’ o niente affatto accoglienti (di cui sentiamo giorno dopo giorno tra un piatto di pasta delizioso da gustare o tra le pubblicità improbabili e ambigue da sopportare), mi domando: Perché l’insegnamento dei nostri avi e dei nostri predecessori non è servito a nulla? Perché non ci facciamo carico tutti, nessuno escluso, del principio “Ama il Tuo Prossimo come Te Stesso?” Dovremmo tutti noi, credenti e non, partire da questo comandamento per realizzare una civiltà migliore, più altruista e più civile, altrimenti in che mondo faremo crescere e vivere i nostri figli? Che mondo lasceremo ai nostri discendenti? Alla cacciata dall’Eden fu comandato all’Uomo e alla Donna: “Andate e prolificatevi!” Non fu comandato “Andate e uccidetevi!”

11/04/2007 Warszawa. Zakon Bonifratów ul. Sapie˝yƒska 3. Przyznanie Janinie Sendlerowej Orderu UÊmiechu. Nz. Po tradyyjnym wypiciu soku z cytryny. Fot. Robert Gardziƒski/Fotorzepa

La storia di Irena Sendler è rimasta sepolta per 60 anni. Pur essendo stata partigiana, la Sendler non condivise mai la politica del Partito Comunista polacco. Nel 1965 venne riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei Giusti tra le Nazioni. Solo in quell’occasione il governo comunista le diede il permesso di uscire dal paese per ricevere il riconoscimento in Israele. Avvenne grazie alle ricerche degli studenti di una scuola superiore del Kansas nel 1999 che la storia della vita della Sendler fu riscoperta. Furono proprio loro a lanciare un progetto per fare conoscere la vita e l’operato di Irena Sendler a livello internazionale. Nel 2003 papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera personale elogiandola per i suoi sforzi nella resistenza polacca. Il 10 ottobre 2003 le fu conferita la più altra decorazione civile della Polonia: l’Ordine dell’Aquila Bianca e il Premio Jan Karski “Per il Coraggio e il Cuore”. Fino all’ultimo suo respiro non ha fatto altro che ripetere: “Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria”; ma anche: “Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai.” La vita di Irena Sendler, insieme a quella dei suoi collaboratori (“…senza di loro, non avrei potuto fare nulla.”) è una grande testimonianza di coraggio, di amore e di rispetto per tutti, senza distinzioni di razza, religione e fede. Racconta infatti che per un bambino da salvare, occorreva la collaborazione di circa dieci persone, proprio così … dieci persone mettevano a rischio la propria vita, per salvare un bambino. Predicava, con parole semplici: “Dobbiamo lottare per ciò che è buono. Il buono deve prevalere, deve prevalere e io ci credo. Finchè vivrò, finchè avrò forza, professerò che la cosa più importante è la Bontà”.

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Facciamoci tutti carico di tale Insegnamento ed Esempio di Umanità, che più che nelle Preghiere, in lingue diverse o con diversi usi e costumi, sta nel linguaggio universale delle nostre Buone Azioni. Sono orgoglioso e fiero di essere riuscito a portare in scena il suo grande messaggio di bontà, e colgo l’occasione per ringraziare coloro che mi sono stati vicino in questa magnifica avventura, a cominciare dalla compagnia Irena Sendler La Terza Madre del Ghetto di Varsavia, composta da: Federica Aiello (la prima attrice che ha interpretato in Italia il ruolo di Irena Sendler), Luca Gallone, Chiara Esposito, David Glavaš, Greta Giordano (simbolo dei bambini del Ghetto), Sabrina Bonomo, Antonio Caccavale. Un grazie affettuoso a mio padre, mia madre (e alla famiglia tutta), alla Mongolfiera Editrice, alla “preziosissima” Suzana Glavaš, allo scrittore Sergio Lambiase, a Malgosia Pisarkiewicz , e infine un grandissimo ringraziamento alla dolcissima Bieta Ficowska, che con il suo affetto e la sua vicinanza, ha seguito tutti i miei passi, ospitandomi a Varsavia, nella sua casa, a cena, alla presenza della mia e la sua famiglia, ma questa è un’altra storia molto emozionante, ancora tutta da raccontare.

*Regista e scrittore

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