Israele, figlio unico
della democrazia

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di Giuseppe Crimaldi

La lingua inglese ha saggiamente intuito i due aspetti contraddittori della solitudine. Così ha creato la parola “solitude” per esprimere la scelta di essere soli (l’uomo solitario che sta bene con se stesso). E ha creato la parola “loneliness” per esprimere una solitudine sofferta, non scelta. Nella lingua italiana per esprimere i due concetti esiste solo una sola parola: “solitudine”.
Quando penso a Israele mi torna in mente questo ragionamento.

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Avamposto di democrazia in Medio Oriente, culla di civiltà antiche, moderne e contemporanee, modello per il resto del mondo. Campione di eccellenze: sul piano tecnologico, scientifico, artistico, economico, dell’agricoltura, della difesa. Un fazzoletto di terra grande appena quanto il Lazio e la Toscana, il sogno sionista che si fa realtà. Guardandosi intorno c’è il deserto: deserto dell’anima, prima ancora che geografico. Il nulla oltre la notte. In quelle tenebre sprofondarono gli Stati arabi, quegli stessi che non attesero nemmeno il calar del sole per assaltare Israele – il 14 maggio 1948 – a sole poche ore dalla sua indipendenza. Cinque eserciti arabi (incluse anche le truppe dell’Iraq) attaccarono contemporaneamente lo Stato ebraico attraverso tutti i suoi confini; aerei da guerra egiziani bombardarono la città di Tel Aviv. Ma Israele vinse.
Oggi molte cose sono cambiate. Ma Israele resta una nazione sola. Aggredita dalla disinformazione e da una vergognosa propaganda foraggiata dal Qatar, dall’Arabia Saudita, minacciata dal nucleare prossimo venturo dell’Iran, vilipesa dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, pietrificata dai burocrati dell’Unesco. Se si guarda alle ultime notizie internazionali allora Israele – figlio unico della democrazia in Medio Oriente – oggi è più che mai solo. L’amministrazione americana di Barack Obama non verrà certo ricordata per le scelte di politica internazionale; quella europea – che affida le chiavi del paradiso alla signora Mogherini – peggio di peggio. Non resta che la sopresa Trump, e noi almeno così speriamo.
epa04863837 A handout picture made available by the presidential official website shows Iranian President Hassan Rowhani (R) greeting EU foreign policy chief Federica Mogherini (L) at the presidential office in Tehran, Iran, 28 July 2015. EU chief diplomat Federica Mogherini arrived in Iran on 28 July where she is scheduled to meet President Hassan Rowhani and Foreign Minister Mohammad Javad Zarif just two weeks after she helped close the deal that aims to settle a long-standing dispute over Tehran's controversial nuclear program and end its diplomatic isolation. EPA/PRESIDENTIAL OFFICIAL WEBSITE/HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALESLa posta in gioco è alta, oggi più che mai. E se chi è tanto strabico da non vedere gli sgozzamenti dell’Isis, il doppiogiochismo dei regimi musulmani integralisti (e non), il levantinismo dei turchi di Erdogan, l’anarchia generata dalle “primavere arabe” e il mostro dell’antisemtisimo ormai nemmeno più strisciante ma definitivamente galoppante, allora non ce ne sarà per nessuno. A cominciare dall’Europa. E’così che normalmente muore la libertà. sotto scroscianti applausi.

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista