Israele, foreste nel deserto
per diminuire
l’impronta di carbonio

ricercaevidennza

Per arginare l’impatto del riscaldamento globale, la misura più incisiva consiste nel diminuire le emissioni di CO2 nell’atmosfera. In molti Paesi si persegue questo ambizioso obiettivo adibendo terreni coltivabili alla piantumazione di nuove foreste. In un mondo sempre più affamato di cibo, non è certo questa però l’opzione migliore.
Una soluzione al problema arriva dall’Università di Tel Aviv: piantare alberi, resistenti a climi particolarmente aridi, nel deserto in aree dunque non adatte alla coltivazione. I primi esperimenti sono stati già avviati nel deserto dell’Aravah dall’équipe di ricercatori coordinata dal Professor Amram Eshel e dal Professor Aviah Zilberstein.

tamarux
I biologi hanno piantato 150 diverse varietà di Tamarix nel deserto. Si tratta di un genere botanico appartenente alla famiglia delle Tamaricaceae, originaria di alcune aree dell’India, della Cina e dell’Europa meridionale, piante coltivate prevalentemente in terreni sabbiosi e salmastri. Per risparmiare acqua dolce, i ricercatori hanno irrigato le piantagioni con acqua di scarsa qualità, come le acque reflue riciclate o il sottoprodotto degli impianti di dissalazione.
Piantare foreste in aree semi-desertiche costituirebbe un vantaggio in molte aree dell’India e dell’Asia Centrale per diminuire l’impronta di carbonio senza sottrarre terreni fertili all’agricoltura. Il professor Eshel spiega che questo genere di foreste potrebbe fornire materie prime per la produzione di biocarburanti. In questo modo si ridurrebbe la dipendenza dai combustibili fossili tradizionali come il carbone, fonte di inquinamento e di conflitti internazionali, sopperendo alla richiesta di carburanti con una maggiore produzione di biomassa.

ricerca1Quanto è stato fatto sinora nel deserto israeliano può essere replicato anche in altre aree desertiche con la stessa efficacia e risultati ancora migliori sul fronte della produttività. Il deserto del Sahara, ad esempio, è grande abbastanza per una coltivazione su larga scala di queste piante.
I ricercatori stanno analizzando la quantità di anidride carbonica catturata dai primi alberi piantati la scorsa estate, per determinare con esattezza il contributo che potrebbero fornire queste colture alla riduzione del riscaldamento globale.

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