Israele fra due fuochi

Residents of the Druze village of Majdal Shams in the Israeli-annexed Golan Heights watch as demonstrators gather along the Syrian border with Israel (background), on June 5, 2011, as Israeli troops opened fire as protestors from Syria stormed a ceasefire line in the occupied Golan Heights, killing six demonstrators, according to Syrian state media. AFP PHOTO/MENAHEM KAHANA (Photo credit should read MENAHEM KAHANA/AFP/Getty Images)

di Yoav Limor –

Gli eventi dello scorso fine settimana sul Golan non fanno che confermare quanto facilmente Israele potrebbe essere risucchiato nella guerra civile siriana, anche se concretamente non è accaduto nulla di veramente nuovo. Tahrir al-Sham, un’alleanza terrorista di gruppi ribelli sunniti dominata dal Fronte Nusra legato ad al-Qaeda, ha compiuto un attentato suicida contro i sostenitori del presidente siriano Bashar Assad nel villaggio druso siriano di Hader. In nessun momento Hader ha corso il rischio di essere conquistato, ma l’incidente ha minacciato di incendiare l’intera zona.

Yoav Limor

Yoav Limor

I drusi in Israele hanno pensato che i loro fratelli siriani fossero in pericolo. I capi della comunità hanno agito su due fronti: da un lato facendo pressione sui leader politici e militari israeliani, dall’altro mobilitando i drusi in strada. Centinaia di giovani sono arrivati al confine e a un certo punto hanno persino forzato la recinzione.

Members of the Druze community carry flags at they walk towards the border fence between Syria and the Israeli-occupied Golan Heights, near the Druze village of Majdal Shams, to watch the fighting in Syria's ongoing civil war June 16, 2015. REUTERS/Baz Ratner

Le Forze di Difesa israeliane si sono trovate costrette ad agire su due piani per allentare la tensione: innanzitutto con la deterrenza, avvertendo Tahrir al-Sham che un attacco a Hader non sarebbe stato tollerato; in secondo luogo rassicurando capi e giovani della comunità drusa che essi godevano della protezione delle forze israeliane, e convincendoli a tornare in territorio israeliano.

Si tratta di una situazione in cui Israele è costretto a muoversi fra l’incudine e il martello.

città drusa israeliana di Majdal Shams

Majdal Shams

 

Il patto fra drusi israeliani e stato di Israele è chiaro e indiscutibile, ma Hader è un villaggio nemico fedele al regime di Assad. Vi sono già state cellule di Hezbollah partite dal villaggio per operare contro le forze israeliane. Aiutare Hader, dunque, non significa solo aiutare i drusi, ma anche aiutare Assad nella guerra civile siriana. D’altra parte, non aiutare Hader sarebbe non solo uno schiaffo ai drusi israeliani, alcuni dei quali hanno parenti a Hader, ma significherebbe aiutare i ribelli, in questo caso dominati da al-Qaeda nel Golan.

E nessuno in Israele si fa la minima illusione su ciò che accadrebbe se Hader venisse conquistato da terroristi che si troverebbero a un tiro di schioppo dalla città drusa israeliana di Majdal Shams. La decisione israeliana è stata netta. Esattamente come l’ultima volta, nel 2014, che si era temuto che il villaggio venisse catturato, Israele ha chiarito venerdì scorso che proteggerà Hader come parte del suo patto con i drusi israeliani.

Bashar Assad

Questo, tuttavia, non significa che le Forze di Difesa israeliane intendano inviare forze di terra in territorio siriano. Israele domina topograficamente Hader e potrebbe fermare, o aver già fermato, i ribelli jihadisti con operazioni aeree e con fuoco a distanza. Ma il problema rimane.

Chiunque voglia trascinare Israele nella guerra civile siriana, o anche solo minare gli stretti legami fra lo stato e la comunità dei drusi, non deve fare altro che attaccare Hader. Pessima situazione, per la strategia israeliana in Siria, in quanto sottrae in parte a Israele il controllo sugli eventi nella zona, mettendoli nelle mani di terze parti irresponsabili che agiscono sul Golan.

(Israel HaYom, Israelenet)

 

Condividi