Israele, prove generali di difesa
contro attacchi sugli ospedali

HADDASAHEVIDENZA

di Aldo Baquis –

Un nemico che cerca di colpire gli ospedali, nel tentativo di provocare un elevato numero di vittime (data la scarsa mobilità dei ricoverati) e di seminare confusione fra le squadre di soccorso: questo il punto di partenza di una complessa esercitazione svoltasi nel centro medico di Tel ha-Shomer (Tel Aviv) dopo mesi di preparativi.

Sullo sfondo, il costante riarmo di movimenti islamici massimalisti – Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza – che sono ormai in grado di far piovere sulle retrovie israeliane piogge di missili e di razzi. Di conseguenza Israele è forse l’unico Paese al mondo che si vede costretto a simulare deflagrazioni esplosive nelle corsie e nelle sale operatorie dei propri centri medici. Non solo quelli situati a ridosso di confini (come a Naharia, vicino al Libano, o a Ashkelon, a nord di Gaza) ma anche nella stessa Tel Aviv.

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Nel centro medico Tel ha-Shomer, in una tranquilla mattinata primaverile, sono stati dunque simulati questa settimana scenari di guerra, con un attacco repentino sui suoi edifici principali, accompagnato da una offensiva cibernetica concepita per sconvolgere le comunicazioni ed accrescere il marasma. Presto sono arrivate le prime ambulanze che hanno scaricato i “feriti” (fantocci di gomma, e anche soldatesse che per l’occasione si erano disegnate sulla pelle orrende ustioni e lacerazioni) mentre sul posto accorrevano le squadre mediche per aprire in tutta fretta sale operatorie di emergenza in un’area protetta da attacchi convenzionali, in parte sotterranea. In parallelo convergevano vigili del fuoco, militari e reparti di polizia. «Si tratta della seconda esercitazione di questo genere dopo quella dell’anno scorso nell’ospedale di Safed (Galilea), che è molto minacciato» ha detto all’Ansa il colonnello Eyal Forman, incaricato di coordinare le attività del Comando militare delle retrovie con gli ospedali del Paese. In caso di attacco a sorpresa i piani più elevati sono sgomberati per primi, perché maggiormente esposti ai missili.

DEFENCEEVIDENZA

«Entro due ore – ha aggiunto – il pronto soccorso della zona protetta è in grado di operare al meglio». Dispone fra l’altro di sale operatorie completamente attrezzate e di reparti per il ricovero dei casi più gravi. Nel frattempo i degenti anziani vengono smistati in case di riposo vicine, ed i pazienti meno gravi sono dimessi. In casi estremi, ha aggiunto Forman, potrebbero rendersi necessari ospedali da campo, in zone meno esposte. Queste simulazioni sono state decise in seguito alla guerra in Libano (2006) e ai recenti conflitti con Hamas a Gaza. In una di quelle circostanze un missile ha centrato uno degli ospedali, mentre in altre occasioni il ripetersi di attacchi nelle loro vicinanze ha costretto il personale medico a lavorare entro aree protette. Nei prossimi mesi le simulazioni saranno condotte anche in altri ospedali, per impratichire lo staff. Fuori da Israele, non risulta che avvengano esercitazioni analoghe. «Ma in fondo – ha fatto notare l’ufficiale – i danni provocati da un missile non sono molto diversi da quelli di un terremoto». Ed in materia altri Paesi, fra cui l’Italia, hanno maturato esperienze che, a sua parere, risultano utili ed applicabili anche in Israele.

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista