Israele, sarà venduto all’asta
il Piano immortale di Siena

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di Fabiana Magrì –

Un milione e mezzo di dollari. Questo è il valore all’asta del Piano Immortale di Siena, lo strumento musicale, costruito a Torino 200 anni fa, in parte con legno di cedro del Libano proveniente dal tempio di re Salomone e che meritò il soprannome, preso in prestito dal Vecchio Testamento, di Arpa di Davide.È l’inizio dell’800, quando il piemontese Sebastiano Marchisio, nato in una famiglia di musicisti, noto per l’abilità nel fabbricare clavicembali e pianoforti, inizia la costruzione dello straordinario piano verticale a corde oblique poi completato dal figlio e dai nipoti, intorno al 1825. Sebastiano potrebbe davvero essere entrato in possesso del legno antichissimo (il tempio di Salomone risale al 1000 a.C.) recuperandolo da una chiesa colpita da un terremoto.

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Alcune cappelle pare fossero state costruite con i materiali portati in Italia dai romani che distrussero il tempio nel 70 a.C.. Chi crede nel destino potrebbe attribuire proprio al materiale le avventure del leggendario pianoforte, degne di una serie Netflix. Da Torino a Siena, lo strumento viaggiò con la dote di Rebecca Marchisio, nipote di Sebastiano.

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Umberto I e Margherita di Savoia

Fu a Siena che acquisì l’aspetto che ha ancora oggi, per mano del figlio scultore di Rebecca. Ritratti di Mozart, Handel e altri compositori ma anche l’arpa, i leoni e i cherubini di Davide sono alcuni dei decori. Era così magnifico da meritare un posto all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 e, l’anno seguente, passò come regalo al principe Umberto I in occasione delle nozze con Margherita di Savoia.

Le dita di Franz Liszt pigiarono i suoi tasti durante la cerimonia nuziale. Con l’incoronazione di Umberto re d’Italia nel 1878, lo strumento fu traslocato al Palazzo del Quirinale a Roma dove il re invitò a suonarlo Mattis Yanowski, pianista ebreo rifugiato della Russia zarista, ma il concerto rimase in sospeso, per l’assassinio del re, nel 1900. Il sogno incompiuto di Yanowski divenne eredità morale di suo nipote Avner Carmi, uno dei primi produttori di pianoforti nella Palestina sotto Mandato britannico.

Piano Immortale di Siena

Piano Immortale di Siena

Allo scoppio della II guerra mondiale il Piano di Siena scompare per qualche tempo, forse trafugato dai nazisti. Proprio Carmi, arruolato nell’esercito britannico in Egitto, rinviene tra le macerie un vecchio e insospettabile pianoforte coperto d’intonaco e lo restaura. Tra gli Anni 50 e 60 il Piano Immortale è stato esposto nella Steinway Hall di New York, a disposizione di pianisti come Arthur Rubinstein e Pnina Saltzman.

Nel 1955 il Time gli dedica un articolo e nel 1960 Carmi e la moglie pubblicano tutta la storia nel libro The immortal piano. Dopo la morte di Avner, nel 1966 il piano passa a un collezionista privato. In quell’occasione, La Stampa, lancia un appello per riportare lo strumento nella sua patria d’origine. Quel che è certo è che il viaggio del Piano di Siena non è ancora finito. La casa d’aste Winner’s di Gerusalemme ha in carico la trattativa. Starà al futuro proprietario scrivere la prossima pagina della storia del Piano Immortale.

(Stampa)

 

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