Israele scopre i senza lavoro

 

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di Giordano Stabile –

Israele è in prima linea nella lotta al coronavirus e anticipa sia le strategie per il suo contenimento, che gli effetti sull’economia. Come in America, metà dei posti di lavoro in Israele sono legati alla gig economy, moltissimi nel settore turistico e della ristorazione, e quindi più sensibili alle restrizioni necessarie durante la pandemia. Per questo l’impatto è stato immediato. In due settimane i disoccupati sono saliti di 511.965 unità e il tasso di disoccupazione è balzato dal 4 al 16,5 per cento. Un sfida pesante anche per il premier Benjamin Netanyahu, che nell’ultimo decennio ha orientato il sistema economico verso la massima flessibilità.

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Giordano Stabile

I risultati sono stati molto positivi, tanto che oggi il reddito pro capite in Israele è di circa 40 mila dollari all’anno, a livello di Olanda e Germania e più alto che in molte monarchie petrolifere del Golfo. Ma adesso il modello è sottoposto al massimo stress.

Modello sudcoreano Il dato è sotto la lente degli analisti economici di tutto il mondo perché anticipa lo tsunami in arrivo negli Stati Uniti, dove le richieste di sussidi alla disoccupazioni sono esplose la scorsa settimana, e può dare un’idea dell’impatto economico globale della pandemia. Anche per questo il governo Netanyahu ha escluso per ora una serrata come quella decisa sabato in Italia. Punta invece sul modello sudcoreano, test a tappeto e tracciabilità di contagiati e sospetti contagiati, senza lo stop alle attività economiche principali. E’ una corsa contro il tempo.

Il sistema sanitario, di livello europeo, regge ma il problema sono i 3 mila operatori, compresi 814 dottori, messi in quarantena perché contagiati e venuti in contatto con contagiati. Anche l’esercito è stato mobilitato, con tre ospedali da campo a Gerusalemme, Tel Aviv e Ashkelon, dove ci sono già 120 persone ricoverate con sintomi “medi”.

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Verso misure più rigide Il governo è però già pronto a una stretta più rigida, se il virus Sar-CoV-2 dovesse continuare a diffondersi alla velocità degli ultimi tre giorni, con incrementi quotidiani del 20-30 per cento.

Il ministero per gli Affari strategici, Gilad Erdan, ha anticipato oggi che sono pronte “ulteriori restrizioni”, verso un “graduale lock-down”, cioè una quarantena generalizzata: “Ad altre centinaia di migliaia di persone verrà richiesto di stare a casa”. Erdan ha ribadito che, a suo parere, “sarà necessaria una chiusura generalizzata per due settimane”.

Già nel weekend il governo ha ordinato la chiusura di parchi, spiagge, luoghi ricreativi, oltre a locali e ristoranti. Secondo il ministro, Israele “sarà divisa in quadranti” e polizia ed esercito “lavoreranno assieme per far rispettare le restrizioni”. Una sorta di coprifuoco, anche se non rigido come quello nella vicina Giordania, dove è proibito uscire di casa a tutti, pena l’arresto e un anno di prigione.

(foto di Margherita Borsa)

(Stampa)

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