La battaglia di Sarah
per i cani randagi

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La famiglia Netanyahu con Kaiya

di Davide Frattini –

Ha incontrato un segretario di Stato americano (John Kerry) e morso un primo ministro israeliano (il suo padrone). Kaiya è stata adottata un paio di anni fa dalla famiglia Netanyahu, recuperata in un canile dal figlio Avner, accolta da tutti. Non è una cucciola e non è facile da gestire: il veterinario la descrive sovrappeso, stressata, ansiosa, traumatizzata. Appena arrivata ha addentato la mano del premier, qualche mese dopo ha azzannato una deputata del Likud e il marito della viceministra degli Esteri durante una festa alla residenza ufficiale.

di Davide Frattini

Davide Frattini

È stata messa in quarantena e i dieci giorni di distacco forzato hanno spinto il capo del governo a promettere di cambiare le leggi che costringono a segregare i cani problematici anche se sono stati vaccinati. «Ha portato la leggerezza in casa nostra» ripete Netanyahu, in queste settimane pressato dalla pesantezza delle inchieste che rischiano di coinvolgerlo.

John Kerry. non è simpatico a kaiya e s'è beccato un morso

John Kerry. non è simpatico a Kaiya e s’è beccato un morso

L’ultima: David Shimron, cugino e avvocato di fiducia, è stato arrestato perché avrebbe mediato — con passaggio di mazzette — l’acquisto di sottomarini tedeschi per la Marina israeliana.

L’affetto per Kaiya e lo spirito animalista hanno spinto Sarah Netanyahu a intervenire — via Facebook — per difendere i cani randagi di Beit Shemesh, sobborgo ultrareligioso sulle colline tra Gerusalemme e Tel Aviv. I branchi — denunciano gli abitanti — hanno invaso le strade, attaccano i passanti e le scorrerie sembrano fuori controllo.

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Beit Shemesh, a spasso con cane e bambino. Il problema sono i randagi

Il sindaco ha chiesto l’aiuto del ministero dell’Agricoltura che ha deciso di inviare i cecchini della Forestale per sparare ai randagi in safari urbani tra le 3 e le 7 del mattino, i tentavi di narcotizzarli con una puntura per portarli nei canili non hanno funzionato.

Le spedizioni di caccia sono state per ora fermate da una petizione alla Corte Suprema e dall’appello di Sarah a Uri Ariel, ministro nel governo conservatore del marito: «Ti chiedo di fare tutto quello che è in tuo potere per fermare le uccisioni. Sono convinta che con sensibilità e professionalità sia possibile trovare altri modi per garantire la salute pubblica».

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I cani senza collare di Beit Shemesh sono stati difesi anche dall’opposizione ed Eitan Kabel, deputato laburista, ha aperto la seduta della commissione Finanza con un avvertimento ad Ariel: «Il metodo è disgustoso e inaccettabile». Disgustoso e inefficace secondo gli animalisti: «È la tattica adottata in questo Paese da settant’anni ed è dimostrato che non serva a risolvere il problema — spiega Yael Arkin di Let Animals Live al quotidiano Jerusalem Post —. Cani innocenti vengono uccisi perché un paio sono pericolosi, il benessere collettivo ne risente.

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L’amministrazione comunale e il ministero devono prendersi la responsabilità di una situazione che hanno creato». Gli attivisti accusano Ariel, del partito nazionalista-religioso Focolaio ebraico, di aver favorito la calata dei branchi sulle città quando nel 2015 ha ordinato di usare in modo diverso il budget annuale da un milione di dollari per sterilizzare i randagi: trasferire gli animali dello stesso sesso in un altro Paese perché — ha spiegato — «così non violiamo il comandamento divino siate fecondi e moltiplicatevi».

  (Corriere della Sera)

 

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