La caccia al tesoro del Wagf

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Il Waqf (ente gestore del patrimonio islamico) di Gerusalemme ha postato martedì sulla sua pagina Facebook ufficiale delle foto che mostrano i suoi dipendenti che eseguono scavi non autorizzati sul Monte del Tempio, con la seguente didascalia: “Nonostante la chiusura della moschea al-Aqsa e dell’Haram esh-Sharif (Monte del Tempio) a causa del coronavirus, il personale, i lavoratori e le guardie della moschea di al-Aqsa continuano il loro duro lavoro”.

Per via della natura estremamente delicata del Monte del Tempio, tutti gli scavi nel sito devono essere approvati sia dal Waqf che dalla Authority israeliana per le antichità. Ma il Waqf ha una lunga storia di scavi illegali, in particolare nel 1999 quando movimentò più di 9.000 tonnellate di terra nel totale disprezzo per i preziosi reperti archeologici in essa contenuti (per lo più relativi alla storia ebraica, ma non solo) una parte dei quali viene ora faticosamente recuperata grazie al progetto israeliano

(Israelenet)

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