La “causa palestinese”
è un cadavere
tenuto in vita dall’Europa

epa06377511 Protesters burn a mock US flag as they take part in an anti-Trump anti-Israel march outside the US Embassy in Amman, Jordan, 08 December 2017. Palestinians announced general strike and a rage day to protest against US President Donald J. Trump declaration recognizing Jerusalem as the capital of the Israel. US President Trump on 06 December announced he is recognising Jerusalem as the Israel capital and will relocate the US embassy from Tel Aviv to Jerusalem. EPA/AMEL PAIN

di  Niram Ferretti –

Quando mi reco dietro invito, a presentare il mio libro, non posso che raccontare come si è costruita, nell’arco degli ultimi cinquanta anni, la propaganda contro Israele, quali sono i suoi presupposti, i suoi capisaldi. Devo raccontare di come gli ebrei, nel corso della storia siano stati criminalizzati e di come l’odio per Israele sia una continuazione di questa millenaria criminalizzazione fondata su miti, leggende, psicosi.

Niram Ferretti

Niram Ferretti

Non posso evitare di specificare come l’incontro tra Islam e antisemitismo nazista abbia prodotto una feconda sinergia basata sulla comune diabolizzazione dell’ebreo, e così via.

Alla fine però, dopo avere rappresentato questo universo nero abitato da odiatori, assassini, fanatici e invasati, devo dire che Israele è oggi più forte che mai, prospero e felice, interamente proiettato nel futuro. E lo dico perchè è vero, non perché sia una consolazione.

La cosiddetta “causa palestinese”, inventata a tavolino a Mosca in combutta con i paesi arabi a metà anni Sessanta, è ormai un feticcio ideologico che appassiona solo la sinistra radicale occidentale, la Repubblica Islamica dell’Iran, e i poveri e grotteschi zombies della destra fascio-clericale o neonazista.

Palestinians burn posters of Israeli prime minister Benjamin Netanyahu and U.S. President Donald Trump, during a protest against the U.S. decision to recognize Jerusalem as Israel's capital, in Gaza City Thursday, Dec. 7, 2017. (ANSA/AP Photo/ Khalil Hamra) [CopyrightNotice: Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.]

Si tratta infatti di una causa che ha perso il suo vigore da almeno una quindicina di anni e che gli arabi vorrebbero scrollarsi di dosso definitivamente perchè sanno che Israele è oggi militarmente invincibile, sanno che gli ebrei non se ne andranno dal Medioriente, sanno che il giorno in cui potranno distruggere lo Stato ebraico, probabilmente non arriverà mai.

La “causa palestinese” è un cadavere che è stato tenuto in vita dall’Europa e dagli Stati Uniti, e ancora è tenuto in vita con accanimento terapeutico, anche se ora, con Donald Trump, si è iniziato a dire apertamente che è giunto il momento di dargli definitivamente una onesta sepoltura.

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La morale è semplice. Vigliare e indignarsi per come Israele viene bistrattato attraverso i media è essenziale per chiunque abbia a cuore la libertà e la democrazia, ma essere al contempo consapevoli che il conflitto arabo-israeliano, poi trasformato in palestinese-israeliano, con l’invenzione, nel 1967, del popolo palestinese, ha avuto termine con la Seconda Intifada del 2005.

Quello che vediamo in corso è solo una proiezione, l’estenuata continuazione di un fallimento senza sosta, un ologramma che lentamente ma inesorabilmente sta sbiadendo. La Storia guarda a Israele con benevolenza

 

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