La confessione della Merkel
“ Germania antisemita
Il problema dei rifugiati”

Angela Merkel

Angela Merkel

di Carlo Nicolato –

Intervistata dall’emittente televisiva privata israeliana Channel 10 la cancelliera Angela Merkel ha candidamente ammesso che in Germania c’è un problema antisemita. Lo ha definito lei stessa «un nuovo fenomeno», in quanto, dice, «abbiamo molti rifugiati tra i quali ci sono, ad esempio, persone di origine araba che portano nel Paese un’altra forma di antisemitismo». In pratica la Merkel ha ammesso che la nuova ondata di odio nei confronti degli ebrei è una diretta conseguenza dell’apertura delle frontiere ai rifugiati in fuga dalla guerra siriana decisa da lei medesima nel 2015, ma ovviamente non ha fatto cenno alla sua diretta responsabilità su tutta la faccenda.

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Sotto accusa in Germania la politica sui rifugiati della Merkel

Ha solo specificato che il fatto che in Germania «non vi sia alcun asilo nido ebraico, nessuna scuola, nessuna sinagoga senza la protezione della polizia» la deprime molto, ma nessun cenno a nuove drastiche soluzioni se non quella già adottata dal governo tedesco con la nomina di un commissario ad hoc, una misura che ha più l’aria di essere una foglia di fico che qualcosa di effettivamente utile.

 E’ comunque già tanto che la Cancelliera e il suo governo abbiano riconosciuto che il problema esiste e che l’antisemitismo non è solo un fenomeno legato all’estrema destra, ma che quello nuovo importato con l’immigrazione sta ampiamente soppiantando il primo. Solo qualche giorno fa per le strade di Berlino, nel centralissimo e modaiolo quartiere Prenzlauer Berg, due ragazzi con la kippah sono stati aggrediti da tre immigrati musulmani.

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L’aggressione del ragazzo con la kippah

Uno dei due è riuscito a filmare l’aggressione, dove si vede un giovane che colpisce con una cintura, gridando «yahoud», ebreo in arabo. Il giovane aggredito tra l’altro ha poi spiegato di non essere ebreo, ma arabo israeliano e che la kippah gli era stata regalata da un amico. Grazie alla registrazione lo scalmanato con la cinghia è già stato identificato e arrestato, manco a dirlo è un immigrato siriano di 19 anni. Qualche giorno prima in una scuola elementare della capitale tedesca una bambina ebrea della seconda è stata insultata da alcuni compagni e compagne di classe perché «non crede ad Allah» e per questo, dicevano, «merita di essere uccisa come tutti gli infedeli». Ma questo è solo uno dei tanti episodi che si ripetono giorno per giorno nelle scuole tedesche tanto che molti genitori ebrei sono stati costretti a trasferire i loro figli in scuole ebraiche, proprio quelle protette dalla polizia di cui ha parlato la Merkel.

Kollegah e Farid Bang

Kollegah e Farid Bang, i rapper antisemiti premiati

Una delle tante sfumature di una sottocultura giovanile talmente penetrata in profondità che una decina di giorni fa in Germania si sono permessi, senza tante storie, di consegnare uno dei più prestigiosi premi musicali del Paese, l’Echo Awards, a due rapper musulmani (Kollegah e Farid Bang) che nel 2016 andavano in giro a cantare «il mio corpo scolpito meglio di un detenuto di Auschwitz», e «faccio di nuovo l’Olocausto, arrivo con le molotov».

Evidentemente per questi due tizi non vale l’«eterna responsabilità» per l’Olocausto di cui ha parlato la Merkel nella stessa intervista, dalla quale consegue, parole sue, l’eterna lotta tedesca all’antisemitismo. La Cancelliera però ha tenuto a sottolineare che Berlino non trasferirà l’ambasciata a Gerusalemme, e che con l’Iran «è meglio avere un accordo, anche se non è perfetto, che nessun accordo».

(Libero)

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