La cultura ebraica
nel Meridione d’Italia

Taormina

Taormina

di Gennaro Avano

Cominciamo  un piccolo percorso storico antropologico nel Meridione ebraico in cui, negli ultimi anni, stanno riemergendo tante tracce di semitismo dimenticato che inducono a ritenere quella ebraica una cultura fondante come quella greca. Sulla base di queste scoperte tanti stanno ritrovando affezione verso una cultura che scoprono riferibile alla propria origine remota. In qualche modo, coltivare questa consapevolezza può, col tempo, creare una più solida affettività verso Israele, e di Israele verso il nostro sud.  

Gennaro Avano

Gennaro Avano

Prima di dare luogo ad un excursus che si propone qualche modesta riflessione e qualche cognizione  sul contributo della cultura ebraica nel Meridione d’Italia, partiamo dalla consapevolezza che la ricchezza intellettuale del territorio meridionale molto deve alla componente semitica in termini di cultura, tradizioni e identità.

E diciamo che per questo il Meridione d’Italia dovrebbe maturare la consapevolezza di un profondo e antichissimo retaggio semitico. Senza troppo sollevare l’annosa questione dei processi di ritorno chiesti da una folta schiera di riconosciuti anousim,  tal volta pure avviati, ma basati sulla produzione di documenti che sono di difficile reperibilità. Senza neppure entrare nel merito dei lunghi percorsi di ghiur, che impongono impegni totalizzanti e fondati su risorse esclusivamente personali, costituendo in tal modo un traguardo non sempre raggiungibile.

Uno dei murali di Zivi Miller, raffigurante il popolo ebraico in cammino verso la Terra promessa, conservato nel Museo della memoria di Nardò (

Uno dei murali di Zivi Miller, raffigurante il popolo ebraico in cammino verso la Terra promessa, conservato nel Museo della memoria di Nardò

Diciamo anche, a sostegno di un’idea filosofica del “ritorno” che nella cultura ebraica sussiste un senso ciclico della storia che prevale su una concezione di tipo sequenziale. C’è pertanto una evidente riferibilità al Meridione, luogo in cui fu elaborata una teoria vichiana dei “corsi e ricorsi storici”, che a noi non sembra casuale.

Il concetto dell’ “andare e tornare” è un elemento imprescindibile di questa cultura, il cui significato viene argutamente descritto dalla dottoressa Rosalia La Franca che in Caratteri insediativi e memoria dei luoghi ebraici di Sicilia spiega: «  L’andare e il tornare è parte dell’identità culturale ebraica da comprendere come dialettica […]  tra nomadismo e insediamento. Per questa ragione, per questa dialettica irrisolta e irrisolvibile, la città, anche Gerusalemme, modello di tutte le città, non è il luogo di uno spazio ideale, ma è prioritariamente il luogo del Tempio smarrito in un tempo negato. Gerusalemme (Yeru, che deve essere fondato, shlm, pace, interezza: yerushalem), città della pace, quindi, non corrisponde nella cultura ebraica ad una utopia, a differenza di quanto avviene nella cultura cristiano-occidentale per la quale ogni modello di città è intanto modello utopico ideale e solo poi modello fisico reale. […] Il concetto ebraico di storia, Zakhor, ricordo. non è in sostanza un concetto periodicizzato di tipo vettoriale, ma è un concetto ciclico in cui gli eventi costantemente ritornano e si verificano in altre condizioni: la storia è un cerchio che si ripete a spirale. Questa immagine chiarisce, in sostanza, che mentre la nozione di storia  vettoriale si materializza nella dimensione spaziale, la nozione di storia spiraliforme lascia prevalere la dimensione temporale (1’attesa, l’Esodo, il ritorno)»

Gli ebrei a Salerno,

Salerno

Una considerazione confortante questa, basata sull’elemento dell’Esodo,  categoria fondativa della cultura ebraica. Esso parte dal Paradiso, si perpetua con Abramo, con Mosè, nella distruzione del Tempio, nei movimenti mediorientali e occidentali, fino alle deportazioni. In tal senso proviamo a dare un orizzonte lenitivo possibile per il “qui ed ora” a quanti avvertono – tal volta con frustrazione – un’appartenenza brutalmente interrotta senza poter affrontare ghiur.

Partendo dunque dal presupposto che la pratica identitaria manca (anche alla coscienza) da molti secoli, abbiamo pure assunto che nonostante tutto le comunità anousim sono carsicamente sopravvissute per ben cinque secoli. Assistiamo infatti al miracolo di un’identità riemergente che vuole fortemente ristabilire un legame che, se non può essere formale, potrà esserlo senz’altro sul piano affettivo.

Napoli -

Napoli

L’affettività, se basata sulla reciprocità, non abbisogna di nessuna formalizzazione. Pertanto la perseveranza sulla via della consapevolezza, e del vicendevole riconoscimento, consentiranno ai Marrani del sud Italia, separati con la violenza dal Popolo Ebraico, di ritrovare l’abbraccio affettivo con i fratelli di Israele.

Oggi del resto scambiare e confrontare le tracce che conducono ad un reciproco riconoscimento è assai più agevole che in passato. Il confronto delle notizie, delle informazioni, consente in tempi rapidissimi di sviluppare le ricerche che in mondo sorprendente lasciano emergere tutto quanto rappresenteremo nel corso di questo viaggio storico-antropologico.

Michael Freund

Michael Freund

Concludiamo dunque con le parole di Michael Freund direttore dell’associazione Shavei Israel per il sostegno agli anousim, il quale, intervistato da Ariel Borestein su Israel Ha Yom, nel corso di un lungo reportage sulla Napoli ebraica  afferma: « I loro padri ci sono stati portati via con la forza  […] è giunto il tempo per lo Stato di Israele e per il Popolo Ebraico di riconoscere questo meraviglioso fenomeno di ritorno degli Anusim alla nostra gente [ …] se qualcuno scopre di avere radici ebraiche e sceglie di restare cattolico a Napoli, il solo fatto che capisca la sua vicinanza con il popolo ebraico lo renderà più amichevole, più attento al nostro popolo e sicuramente non sarà un antisemita o anti-israeliano.” Infatti, i discendenti dei Marrani vogliono essere amici di Israele […]  ».

(!. continua)

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