La disperazione di Gaza
Il colpo di coda di Hamas

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di Yoav Limor –

Le probabilità di successo dei tentativi di mediazione in corso non sono alte. Hamas non ha nulla da perdere, e Israele è stanco di farsi prendere in giro. Nelle ultime settimane erano stati fatti enormi sforzi per migliorare la situazione umanitaria a Gaza: era stato fornito il combustibile per aumentare la produzione di elettricità, erano state reperite donazioni per garantire il pagamento degli stipendi.

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Dopo che il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha silurato ogni iniziativa e ogni proposta, il Qatar era intervenuto per pagare il carburante e by-passare il veto di Abu Mazen. L’ingresso a Gaza del primo carico di carburante è stato autorizzato martedì, altri ne sono seguiti giovedì e venerdì nonostante gli ordigni incendiari che continuavano ad attraversare il confine nella direzione opposta.

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Ma venerdì scorso Israele ne ha avuto abbastanza. Il picco di violenze lungo il confine, e in particolare l’esplosione nei pressi del campo di Bureij con il tentativo di irruzione in territorio israeliano di venti terroristi di Hamas, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

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Le indagini hanno dimostrato che la reazione dei soldati israeliani (che hanno sparato colpi di avvertimento mettendo in fuga diversi infiltrati, e hanno poi mortalmente colpito i tre che avevano continuato ad avanzare fino a pochi metri dai soldati), è stata controllata e precisa.

(Come ha scritto Yossi Yehoshua su Yedioth Ahronoth, “venti terroristi che sfondano il confine mostrano il livello dell’azzardo palestinese: un fatto del genere avrebbe potuto finire con un israeliano sequestrato come ostaggio o con l’irruzione in una comunità israeliana prossima al confine, cose che avrebbero costretto l’esercito e lo stato di Israele a lanciare una controffensiva molto più ampia”.)

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Ora entrambe le parti sono tornate al punto di partenza. Israele ha detto che non permetterà rifornimenti di carburante nella striscia di Gaza finché continuano le violenze, e Hamas cercherà di provocare nuovi attriti finché non avrà risolto i suoi problemi con l’Autorità Palestinese di Abu Mazen. Una situazione del genere è infiammabile per natura e può trascinare le parti sulla strada di una escalation non voluta.

Nickolay Mladenov

Nickolay Mladenov

Adesso tutta una serie di mediatori tenterà di allentare le tensioni: l’inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente Nickolay Mladenov, il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel che era già in Israele e Gaza la scorsa settimana, gli emissari del Qatar che vanno e vengono, oltre a vari funzionari americani ed europei. Alcuni di loro andranno anche a Ramallah per cercare di persuadere Abu Mazen a dare una mano.

Abbas Kamel

Abbas Kamel

Le probabilità di successo su questo versante sono prossime a zero: il presidente dell’Autorità Palestinese vuole strangolare Gaza, e certamente non verserebbe una sola lacrima se le conseguenze dovessero ricadere su Israele. Quand’anche alla fine venisse trovata una soluzione, probabilmente sarebbe limitata e fragile. Ergo: le tensioni sul fronte sud d’Israele sono destinate a continuare, settimana dopo settimana, forse per molto più tempo.

(Israel HaYom)

 

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