La doppia vita di un eroe

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L’esecuzione pubblica di Eli Cohen

di Amedeo Cortese –

“Passati i primi minuti, non ho pensato a Borat nemmeno una volta”, così Hannah Brown, che per conto del Jerusalem Post ebbe il privilegio di guardare “The Spy” in anticipo.Con qualche mese di colpevole ritardo, in programmazione su Netflix ormai da diversi mesi, ammiriamo la miniserie “The Spy”, creata, scritta e diretta da Gideon Raff. Protagonista uno sbalorditivo Sasha Baron Coehn, che narra le vicende, con particolare aderenza storica, della più celebre spia israeliana, Eli Cohen, addestrata dal Mossad ed inviata in Siria sotto copertura, per scoprirne i segreti bellici in un periodo di crescenti ostilità militare.

Amedeo Cortese

Amedeo Cortese

L’agente del Mossad mette in scacco l’intera potente e corrotta dirigenza politica e militare siriana , giungendo al vertice dell’apparato statale del paese arabo , finendo per essere nominato Viceministro alla Difesa e fornendo al Mossad tutte le informazioni necessarie per la difesa di Israele.
La storia di Eli Cohen, eroe d’Israele, è ancora oggi rappresentazione di viva speranza, nonostante il martirio dell’uomo grazie al quale fu possibile ottenere poi un trionfo strategico e bellico.
La centralità della figura della spia del Mossad nella storia israeliana è tale che anche il recente dibattito pubblico, da sempre emotivamente connesso alla vicenda di Eli, ha inseguito con vana fiducia segnali di una possibile restituzione delle sue spoglie dalla Siria alla vedova Nadia Majad. Una speranza rivelatasi vana ma che testimonia un sentimento collettivo che non dimentica di celebrare l’agente del Mossad tra i punti di riferimento delle vicende israeliane.

indexLa miniserie in sei puntate di Netflix ripercorre la missione di Cohen, dalla fase preparatoria e di addestramento che viene sceneggiata nei primi episodi con argutezza analitica ed aderenza storica lodevole, fino agli ultimi giorni della missione. E nel mezzo tutta l’epicità del lavoro di Coehn nello scalare i vertici dello Stato Siriano , carpirne determinanti segreti militari e consentire ad Israele di porre le basi essenziali per la vittoria nella Guerra dei Sei Giorni.

Eli_cohen22La sera del 5 Giugno 1967, a due anni dalla sua morte a Damasco, l’intera aviazione siriana non esisteva più, distrutta dai mirage con la stella di David che, scavalcate le Alture del Golan, piombarono sulle postazioni belliche e di rifornimento arabe.
“Per meglio mimetizzare le postazioni si potrebbero piantare degli eucalipti”.

Questa l’intuizione della spia Coehn o anche di Kamel Amin Tsa’abet, durante una caldissima visita sulle alture che dividono Siria e Israele, quando era ormai divenuto esponente di spicco del regime e prossimo viceministro della Difesa siriana, nonché legato da profonda amicizia con il Presidente Amin Hafiz.
Alberi di eucalipto che due anni dopo divennero i punti di riferimento dell’aviazione israeliana per demolire impianti radar, artiglieria e bunker.

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Sacha Baron Cohen

“The Spy” riesce, con coerenza storica e puntellando la serie di preziose citazioni musicali, cinematografiche e letterarie, a restituire la vulnerabile caparbietà dell’uomo Eli Cohen che, per superare i propri limiti, servire il Paese, osservare le scrupolose prescrizioni dei capi del Mossad, nonché rendere omaggio alla moglie (per l’intera missione all’oscuro di tutto) , duplica la propria identità costruendo una ulteriore realtà di straordinario successo e potere (economico e politico).
Una caparbietà, spesso quasi piegata dal sacrificio e dalla sofferenza interiore, che lungi dall’essere vana, determinò le condizioni per sconfiggere l’esercito siriano nel 1967, in un conflitto che in Arabo è ricordato come : النكسة, al-Naksa, “la sconfitta”.
Tutti oggi possiamo a posteriori rilevare l’enormità della valenza storica e politica degli esiti della Guerra dei Sei Giorni e quanto essi abbiano determinato le sorti dello Stato d’Israele per come è oggi.

Eli Cohen al suo processo....

Eli Cohen al suo processo

Per questo motivo il dipanarsi di quelle vicende rimangono , a distanza di più di 50 anni, straordinariamente coinvolgenti sotto il profilo emotivo e oltre misura rilevanti per una memoria collettiva che si rinnova nelle virtù eroiche di Eli Coehn.
The Spy ha sicuramente il pregio di raccontare, come raramente accade nel filone delle miniserie di carattere storico, un passaggio determinante per le sorti belliche e geopolitiche dell’intera area, con una particolare aderenza storica di dettaglio e interessanti scelte di fotografia funzionali ad esaltare la straordinaria prova di un Sasha Baron Cohen per la prima volta impegnato in un ruolo drammatico.

Eli Cohen con la sua famiglia a Tel Aviv....

Eli Cohen con la sua famiglia

Proprio l’attore celebre per Borat, colpisce per una interpretazione che si snoda in una storia di maschere, doppie vite, inganni e molteplici identità con una naturalezza almeno pari a quelle che rimaste nella memoria dei suoi ruoli comici.

Le scelte della fotografia, che opta sovente per una varianza cromatica che varia dal bianco e nero per le scene in Israele al colore in terra straniera, così come per alcune introspezioni nelle drammatiche e parallele solitudini di Eli e sua moglie, evidenziate anche con sovraimpressioni grafiche, accompagnano con maggior efficacia una visione che coinvolge emotivamente e rafforza un montaggio che riesce ad esaltare il coraggio di Eli e trasmettere tutta l’angoscia di una moglie inconsapevole ma perennemente legata al marito e al suo ricordo.

Eli Cohen (al centro) con due amici dell’esercito siriano sull’altopiano del Golan, al confine con Israele....

Eli Cohen (al centro) con due amici dell’esercito siriano sull’altopiano del Golan al confine con Israele

Da una parte quindi la portata storica degli eventi, che si dispiegano per tutta la miniserie attraverso lo sguardo intimo e particolare del protagonista, dall’altra una costante introspezione nella mente di Coehn che mantiene assoluta devozione e fedeltà alla causa del Suo Paese, nonostante l’angoscia e la solitudine talvolta rischino di prendere il sopravvento.
Sei puntate costruite con intensità e senza mai incedere il passo, sul doppio binario della personalità reale e fittizia di Coehn, che si riappropria pienamente della sua identità ebraica solo a pochi metri dal patibolo.

Il caso ha voluto che le ore concesse alla visione di The Spy film fossero condivise con la lettura del saggio di Yosef Hayim Yerushalmi, “Verso una storia della speranza ebraica”, Giuntìna, Firenze 2016. Non poteva essere, quella del caso, scelta migliore.
La vicenda di Eli Coehn che per amore della sua terra e per la salvezza di essa trascorre anni della sua vita in un sostanziale esilio “volontario”, sotto mentite spoglie ed in un Paese ostile, pareva ricordare proprio la chiave di lettura proposta da Yerushalmi, ossia di indicare proprio nelle tristi vicende del popolo d’Israele il segno precipuo della speranza ebraica, quella spinta che guarda sempre verso il futuro.

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Esilio significa uscita da Eretz Israel, mentre diaspora dal verbo greco διασπείρω, significa disseminazione ovunque, evidenziando così un fenomeno storico unico che contiene in se stesso rottura e apertura. Se provassimo a riflettere sulle molte sfumature, non solo negative, che l’esperienza esilica e quella diasporica propongono, potremmo quindi declinarli in forma nuova, ossia verso una lettura della storia ebraica in chiava di speranza e fiducia verso il futuro.

Ed anche nella tragicità della sua fine, cosa c’è di più forte della speranza e della fiducia di quanto consegnato da Eli Coehn al popolo d’Israele e alla sua storia di libertà e salvezza ? Cosa c’è di più intrinsecamente connesso alla visione di speranza e fiducia del futuro di una vicenda umana che sacrifica la propria vita per la salvezza del proprio Paese?

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