La Francia che ha perso la testa
“Allah Akhbar”, ma non è jihadismo…

B9721129528Z.1_20191004035057_000GLUEK433P.1-0

Mickaël Harpon (nel riquadro) l’uomo che ha compiuto una strage in Prefettura a Parigi al grido di “Allah Akhbar”

di Mauro Zanon –

Nella chiavetta Usb di Mickaël Harpon, gli inquirenti hanno trovato video di decapitazioni e di propaganda dello Stato islamico. Dopo la strage jihadista di Charlie Hebdo del 2015 aveva esultato, dicendo che i vignettisti del quotidiano satirico si erano meritati quella fine. E si era radicalizzato nella moschea di Gonesse, la banlieue a nord di Parigi in cui abitava, prima di uccidere quattro poliziotti nella prefettura di Parigi dove lavorava come agente informatico per l’intelligence. Ma nonostante tutti questi elementi, gli inquirenti incaricati del dossier Harpon «non privilegiano più la pista terroristica» per l’attentato dello scorso 3 ottobre.

Mauro Zanon

Mauro Zanon

La notizia, a dir poco sconcertante, è stata rivelata ieri da France Inter, dopo aver parlato con una fonte vicina all’inchiesta.

index sss

Secondo questa fonte, la spirale di violenza scatenatasi dopo aver scambiato trentatré messaggi con la sua compagna in cui diceva che Allah gli aveva mandato un segnale, si spiegherebbe, per gli inquirenti, con un «delirio mistico e suicida», sullo sfondo di una frustrazione professionale per il posto di semplice funzionario, aggravata dal suo leggero handicap di sordità. «Nessun elemento permette attualmente di affermare che si è trattato di un atto terroristico», ha riferito la stessa fonte a France Inter.

Ahmed Hilali

Ahmed Hilali

La sua conversione all’islam, la sua radicalizzazione e i suoi legami torbidi con i salafiti di Gonesse non sono insomma considerati dagli inquirenti come il motore principale che lo ha spinto a passare all’attacco e a uccidere quattro “infedeli”.

Inoltre i servizi segreti di Parigi «non hanno trovato alcun legame con un’organizzazione terroristica islamica», sebbene l’imam di Gonesse, Ahmed Hilali, che ha contribuito alla radicalizzazione di Harpon, è schedato “S” dai servizi segreti dal 2015 poiché considerato pericoloso per la sicurezza dello Stato ed è oggetto di un provvedimento di espulsione che non è stato ancora applicato.

methode_times_prod_web_bin_3bfa93f0-e6c8-11e9-af9b-4acc72f640a9

Il colmo, come raccontato qualche giorno fa dal settimanale parigino Valeurs Actuelles, è che Hilali è ancora serenamente sul suolo francese, il suo permesso di soggiorno è stato rinnovato, ed è valido fino al 2020.

All’indomani dell’attacco la Procura nazionale antiterrorismo (Pnat) si era incaricata dell’inchiesta. Martedì, la stessa Pnat ha detto che i due giudici istruttori nominati in questi ultimi giorni devono ancora precisare nel dettaglio i motivi del passaggio all’atto, anche se la pista del terrorismo non è più privilegiata.

Didier Lallement,

Didier Lallement

Le rivelazioni di France Inter sono arrivate quasi in concomitanza con le dichiarazioni inquietanti del prefetto di Parigi Didier Lallement, che ieri pomeriggio, sentito dalla commissione d’inchiesta dell’Assemblea nazionale sull’attacco di Harpon, ha parlato di sette poliziotti «disarmati dal 3 ottobre», in seguito a segnalazioni per radicalizzazione.

Éric Ciotti (gollista

Éric Ciotti

Lallement, durante l’audizione, ha aggiunto di aver chiesto alla direzione generale della polizia nazionale (Dgpn) «tre sospensioni», una delle quali è già stata effettuata. In totale, dal 3 ottobre, ci sono state «33 segnalazioni» per sospetti di radicalizzazione.

Il presidente della commissione d’inchiesta, Éric Ciotti (gollista), ha chiesto infine maggiori informazioni sulla segnalazione di Harpon nella prefettura del Val d’Oise, a Gonesse, da parte della Dgsi, i servizi segreti interni di Parigi. Il prefetto non ha dato alcuna risposta concreta, dicendo solamente che bisogna aspettare i risultati definitivi dell’inchiesta.

(Libero)

 

Condividi