La gauche “quenelle”
della Francia antisemita

Medine a Gaza mentre fa propaganda per i palestinesi

Medine a Gaza mentre fa propaganda per i palestinesi

di Gerardo Verolino –

Il 13 Novembre 2015, tre kamikaze dell’Isis, Foued Mohamed Aggad, Samy Amimour e Omar Ismail Mostefai, fanno irruzione nel teatro Bataclan di Parigi, e, durante il concerto degli Eagles of Death Metal, compiono una strage, crivellando sotto i loro colpi 89 persone.

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Gerardo Verolino 2

Gerardo Verolino

Mentre sparano ridono soddisfatti come raccontano i sopravvissuti. I giorni seguenti, marcia contro il terrorismo e due milioni di persone in piazza a Parigi al grido di “Mai più”.

Eppure, in quello stesso luogo teatro della carneficina, il 19 e il 20 Ottobre prossimi avrebbe dovuto esibirsi il più famoso rapper filo-islamista,

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Medine, finché, dopo un acceso dibattito in Francia sull’opportunità di tenere un concerto proprio in quel posto, le autorità, hanno deciso di negare la sala al cantante. Davvero non si comprende cosa c’entri la libertà d’espressione invocata dal rapper e da molti ambienti della sinistra francese.

L’esibizione di un cantante che inneggia apertamente alla Jihad dovrebbe essere, per tutti, considerato, unanimemente, un oltraggio. Il dibattito che si è sviluppato nei giorni scorsi sulla possibilità di concedere proprio quella sala al
cantante dimostra la confusione di buona parte dell’opinione pubblica e dell’intellettualità francese.

Medine fa il gesto della quenelle

,Medine  e la “quenelle”

Ma chi è questo signore? Medine Zaouiche, 34 anni, nato a Le Havre, in Normandia, ma di origini algerine, è noto per le sue posizioni marcatamente a favore dello Stato islamico e della guerra santa e dall’odio verso gli ebrei. È creatore di un rap, duro, hard-core, che mette al centro della prospettiva socio-politica, l’Islam. Il suo stile violento che attacca il passato colonialista francese e critica la società capitalistica attira i giovani disperati delle periferie. “Sono meglio che integrato, sono fondamentalista” dice in una canzone.

Tariq Ramadan;

Tariq Ramadan

I suoi modelli sono l’ideologo del fondamentalismo islamico Tariq Ramadan; il cantante ex trostkista, Georges Brassens; e il direttore di Mediapart, Edwy Pienel. Ma è anche amico e sodale di Dieudonné M’Bala M’Bala, il comico antisemita creatore del gesto della “quenelle”, uno sconcio saluto nazista all’incontrario, e di Kèmi Seba, un esaltato suprematista nero, fondatore del movimentoTribù Ka sciolto per odio razziale.

Hani Ramadan

Hani Ramadan

Fa parte della cosiddetta “Dieudosphère”, cioè di quella cultura antisionista e filoislamica sorta attorno al comico camerunense. Per i giovani abitanti delle banliue, quelle de “L’odio” di Kossovitz, è un mito da seguire e da imitare. Predica contro l’Occidente e Israele. Fa il ributtante gesto della quenelle davanti al muro di separazione tra Israele e Betlemme e scrive il pezzo “Gaza soccer beach” per denunciare i bombardamenti “sionisti” lungo una spiaggia dove giocavano i bambini palestinesi. Scrive dei brani come “Jihad” o “Don’t Laik” dove dice che bisogna “crocifiggere i laici come sul Golgota”.

Poi afferma che metterebbe una “fatwa sul capo degli idioti bianchi”. Per lui i “bianchi sono maiali a cui bisogna sparare così da avere un pedofilo in meno”. Le sue parole sono fonted’ispirazione di tanti fanatici islamisti. Rapper come Medine è anche Cherif Kouachi, uno dei fratelli assassini di Charlie Hebdo.

Mohamed Merah

Mohamed Merah

Ma Medine è anche l’ambasciatore dell’associazione “Havre de Savoir” che diffonde l’attività dei Fratelli Musulmani e difende il terrorista Mohamed Merah e della quale fanno parte islamisti radicali come Nabil Ennasri, Samy Debah, Hani Ramadan. Sulla piattaforma trovano spazio autori che predicano la Sharia, l’antisemitismo,l’omofobia, come Moncef Zenati che sostiene la lotta armata contro Israele e quel Tariq Ramadan che giustifica le violenze di Hamas ed Hezbollah contro lo Stato sionista.

Hassan Iquioussen

Hassan Iquioussen

Impunemente, tiene le sue conferenze sul sito, Benmansour Abdallah, il presidente della Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa, che vuole imporre la Sharia nella società. Per non parlare del predicatore judeofobico, Hassan Iquioussen, che diffonde a piene mani la cultura dell’odio antiebraico. A differenza degli altri colleghi rapper, Medine, promuove le sue aberranti idee con uno stile comunicativo all’americana. Strizza l’occhio al mercato utilizzando il merchandising per far veicolare meglio le sue idee.

La t-shirt con la scritta “Niente paura io sono un musulmano” va subito esaurita. Si serve di enormi tir per pubblicizzare i suoi concerti. Ma, nel rispetto della tradizione, invita i giovani a farsi cresce la barba lunga e le donne a coprirsi col velo. L’uso sapiente di uno stile all’americana (uno dei Paesi che detesta) per diffondere meglio le sue idee oscurantiste sul radicalismo islamico funziona. Il libro scritto col geopolitologo Pascal Boniface “Don’t Panic”, un distillato delle sue teorie anti-laiciste, anti-capitaliste e filo-musulmane, va a ruba.

Kèmi Seba, suprematista nero, con l'ex presidente iraniano Ahmadinejad

Kèmi Seba, suprematista nero, con l’ex presidente iraniano Ahmadinejad

Mentre la maglietta con la scritta “I’ m Muslim, Don’t Panic” viene indossata anche dagli studenti di Sciences-Po per protestare contro Marine Le Pen. Addirittura viene invitato a tenere una conferenza alla Scuola Normale Superiore Ulm di Parigi. La gauche caviar è sedotta da Medine per il suo multiculturalismo e per il suo terzomondismo. E poco importano le proteste delle varie leghe contro l’antisemitismo.

Il fatto che uno come lui diventi un modello di riferimento per buona parte della società francese che, per giorni, si è divisa circa l’opportunità di farlo esibire in quel teatro Bataclan in cui si consuma la strage degli islamisti (che è come se un nipote o un fautore delle teorie di Goebbels volesse tenere una conferenza ad Auschwitz) evidenzia, ancora una volta, il pericoloso sbandamento in cui è precipitata la società occidentale.

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