La guerra dell’Olio

 

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di Alberto Grimelli –

Il Consiglio oleicolo internazionale è sotto scacco di Israele. Dopo la denuncia del capo delegazione della Stella di David, Adi Naadli, che accusava una grave violazione del diritto internazionale con l’estromissione di Israele dai lavori del Coi del 21 giugno scorso, si muove la diplomazia. L’ambasciata di Israele a Madrid, responsabile delle relazioni con il Consiglio oleicolo internazionale, ha ufficializzato la propria posizione, disconoscendo la rielezione del tunisino Abdellatif Ghedira nel ruolo di direttore esecutivo, nonché dello spagnolo James Lillo e del turco Mustafa Septeci a direttori aggiunti.

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Alberto Grimelli

Allo stesso modo vengono disconosciuti tutti gli atti compiuti dai nuovi vertici del Coi. Tra questi il licenziamento dell’italiano responsabile della chimica oleicola, Nicola Caporaso, già sostituito con la tunisina Yousra Antit, vicina al direttore esecutivo, il connazionale Abdellatif Ghedira.

Nicola Caporaso

Nicola Caporaso

Nello stesso dipartimento è inoltre stata assunta, con contratto di stage, un’altra tunisina: Ibtihel Shemakhem. Con questi due nuovi ingressi la chimica dell’olio d’oliva sarà interamente dominata dall’asse tunisino-iberico, visto che la responsabile del dipartimento è la spagnola Mercedes Fernández. Una situazione che aveva preoccupato anche il precedente governo italiano; tanto che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, prima della crisi, la vicenda del Consiglio oleicolo internazionale sarebbe dovuta essere all’ordine del giorno in un Consiglio dei ministri dopo la pausa ferragostana.

Ghedira e Sepetçi in Turchia

Ghedira e Sepetçi in Turchia

La discussa esclusione del delegato di Israele dall’assise, che ha rinnovato i vertici del Coi potrebbe però finire alle Nazioni Unite, visto che, nella menzionata lettera, il governo israeliano si riserva di inviare formale reclamo proprio all’Onu.

E proprio per preparare i dovuti atti l’Ambasciata israeliana a Madrid ha chiesto una serie di documenti al segretariato esecutivo del Coi, tra cui le minute degli atti della sessione del 21 giugno 2019, comprese quelle del Comitato accrediti che ha escluso il delegato israeliano.

Questi documenti, unitamente ai verbali del Comitato accrediti degli ultimi otto anni, costituiranno parte integrante del ricco dossier sulle violazioni al diritto internazionale, che il Ministero degli esteri di Gerusalemme sta predisponendo, per poi inviarlo a New York.

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Se Israele è pronta a dar battaglia diplomatica, gli attuali vertici del Coi cercano sponde nel mondo arabo. Non è un caso che si siano intensificati i contatti tra il Coi e l’Ambasciatore iracheno a Madrid; contatti che preludono a un ritorno dell’Iraq nel consesso del Consiglio oleicolo internazionale.

Nelle stesse settimane, dopo numerosi viaggi di Ghedira al Cairo, si fa insistente la pressione della Lega araba sull’Arabia Saudita perché anche questa presenti istanza di adesione al Coi. Il blocco arabo si va espandendo e, nel medio periodo, potrebbe erodere l’influenza dell’Unione europea su tale organismo internazionale, che oggi vive proprio grazie ai finanziamenti di Bruxelles: Questi coprono circa il 70% dell’intero budget.

( Italia Oggi )

 

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